Viterbo scende in piazza contro le mafie

Feb 15, 2019

Fiaccolata dei sindacati per le vie della città dei Papi. Molte le adesioni per dire «no» alla criminalità organizzata e all'illegalità
di Lele Pajetta

viterbo scende in piazza contro le mafieSindacati in piazza contro la mafie a Viterbo. Oggi una fiaccolata silenziosa attraverserà la città per dire «no» con chiarezza e decisione. Per prendere posizione. Per riempire un vuoto, anche politico. Perché subito dopo la notizia che anche a Viterbo, secondo la magistratura inquirente, la mafia c’è eccome, le risposte non sono state immediate. Come invece ci si aspettava. Qualche settimana fa il fulmine. Neanche tanto a ciel sereno. Perché in passato sono stati diversi i rapporti, da Legambiente a quelli della Direzione nazionale antimafia, a dire che il territorio della Tuscia era a rischio infiltrazioni. Finché la città s’è svegliata con la notizia di 13 arresti, da parte dei carabinieri su ordine della Dda di Roma. Tra loro alcuni viterbesi. L’accusa è associazione per delinquere di stampo mafioso. Si tratterebbe inoltre di una presunta cosca che affonda le sue radici direttamente nel viterbese, e nello specifico, nella stessa città dei Papi. «Quinta mafia», così la definirebbe Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti che già da qualche anno ha coniato questo concetto. Una mafia territoriale. Da contaminazione. «Mafiosi della porta accanto».

Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato l’allarme e organizzato una manifestazione, invitando tutti ad aderire. E tutti, alcuni un po’ alla spicciolata, l’hanno fatto. Appuntamento, oggi alle ore 18.30. Partenza da piazza della Rocca, arrivo in piazza del plebiscito. Lì c’è il consiglio comunale dove, più o meno contemporaneamente, si svolge una seduta straordinaria dedicata proprio alla mafia a Viterbo. «Ci siamo mobilitati – scrivono i sindacati – in difesa della città e del territorio di Viterbo così duramente colpito da episodi di criminalità di stampo mafioso. La magistratura accerterà le responsabilità di ciascuno. In attesa che la politica esca dal silenzio imbarazzante in cui si è confinata per schierarsi a tutela della legalità, il sindacato confederale unitario ribadisce con forza la propria condanna verso ogni forma di criminalità organizzata e illegalità. E proclamano una fiaccolata per le strade di Viterbo a sostegno della giustizia e della legalità invitando a partecipare all’iniziativa tutte le forze sane e democratiche della città. Società civile, associazioni, organizzazioni sindacali, istituzioni, schieramenti politici. Questo nella certezza che Viterbo abbia in se tutti gli anticorpi necessari per respingere l’illegalità».

Tutti alla fine hanno dato il nulla osta alla partecipazione. Oggi vediamo cosa succede. Chi ci sarà. E soprattutto se la città intera ci sarà. Senza se e senza ma. I 13 arrestati sono accusati a vario titolo di fare parte di un’associazione mafiosa che avrebbe ordinato e poi eseguito incendi, estorsioni, pestaggi. Un’associazione che avrebbe avuto tutta l’intenzione di inquinare politica, economia e amministrazione. Una città, quella di Viterbo, che negli ultimi anni ha subito l’espansione dell’area metropolitana romana. Con tutte le sue contraddizioni economiche e sociali. In un territorio dove la disoccupazione giovanile, oltre il 40 per cento, e quella generale, attorno al 16, superano di gran lunga il dato nazionale. Da una parte il centro storico, la città vecchia, dove l’organizzazione mafiosa si sarebbe ben attestata, oramai al collasso. Attività commerciali che chiudono, palazzi che rischiano di crollare, un turismo mordi e fuggi che non ha mai ingranato la marcia giusta e monumenti abbandonati. Una zona, per giunta, che si è progressivamente spopolata, passando dai 35mila abitanti degli anni 80 ai 9mila attuali. Dall’altra una periferia in espansione.

Trent’anni fa, intere zone periferiche a nord e sud di Viterbo, non esistevano. In trent’anni l’espansione edilizia ha divorato tutto. Oggi in periferia abita il grosso della popolazione. Quasi sessantamila abitanti. Una contraddizione impressionante che ha subito, senza programmazione ed interventi adeguati, la spinta dell’area metropolitana romana che, a su della provincia, a partire da Monterosi, ha divorato interi paesi, attestandosi a ridosso della città dei papi. Con tutte le sue contraddizioni. Stili di vita, atteggiamenti e un modo di fare impresa completamente diversi rispetto a un territorio che è rimasto sostanzialmente rurale. Con paradigmi diversi rispetto alla grande metropoli.

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