Collasso Capitale, le imprese fuggono e le tasse crescono

Set 22, 2017

Nelle pagine del Ministero dello sviluppo economico una fotografia impietosa di Roma
di Ma. Te. Ci.

Una Capitale in balia di se stessa. Vicina al collasso e sempre meno attiva nel panorama economico e lavorativo. Questa la fotografia scattata dal Ministero dello Sviluppo Economico che ha racchiuso in 40 pagine di dati e tabelle una crisi che non accenna a diminuire e fa di Roma una città sempre più in declino. Cittadini che arrancano, tasse elevatissime, imprese che falliscono e una competitività a livello europeo quasi pari allo zero, soprattutto in termini di qualità di vita, business, digitalizzazione. E persino il turismo, punto forte della Capitale per decenni, è negli ultimi anni in rallentamento: gli stranieri rimangono nella Capitale 2,6 giorni in media, molto meno delle altre Capitali europee. Per non parlare del turismo congressuale e dei grandi eventi che a Roma stenta a decollare.

Molte le situazioni al limite, causate prevalentemente da crisi aziendali, esuberi, licenziamenti che hanno coinvolto migliaia di persone – basti pensare ad Almaviva, Alitalia, Esso, Carrefour – ma anche da una tassazione record: a Roma, rispetto a Milano, un’impresa paga il 24% in più di Irap e i lavoratori hanno un’addizionale Irpef superiore del 40%. Anche i dati positivi, come la crescita delle imprese (486 mila nel 2016 contro le 428 del 2008) sono in realtà falsi positivi, perché – come si legge chiaramente nel documento del Ministero – si tratta prevalentemente di micro attività legate soprattutto al commercio ambulante e affittacamere, mentre le società per azioni sono diminuite del 13%. Ciò è visibile anche nei dati sul Pil che è 5,5 punti al di sotto di quello del 2008. Dati che vanno a confermare quanto divulgato dalla Uil tempo fa, quando il sindacato diffuse un dossier sulla situazione economica della Capitale, dove si evidenziava che Roma, tra il 2011 e il 2014, aveva perso ben tre posizioni nella classifica nazionale del valore aggiunto per abitante, passando così dal quarto al settimo posto. Il declino – si leggeva nel dossier della Uil regionale – riguarda tutto il Lazio, dove negli ultimi quattro anni il Pil è costantemente in calo e influisce negativamente sull’andamento dell’intero centro Italia, il cui Pil, tra il 2011 e il 2015, è diminuito del 4,7%, a causa proprio del calo rilevato in Umbria (-7,7%) e nel Lazio (-6%).

“Dati noti a tutti – ricorda la Uil di Roma e del Lazio – che abbiamo cercato di condividere il più possibile proprio perché indicativi di una situazione ormai al collasso. I sindacati hanno riunito il presidente della Regione Zingaretti, la sindaca Raggi e il Governo al Tempio di Adriano, lo scorso giugno, per cercare di unire le forze e lavorare insieme. Perché Roma da sola non può farcela. Il Governo, però, in quell’occasione non si è presentato. Finalmente adesso ne prende atto. I progetti per la città devono essere condivisi. E la politica deve smetterla di lucrare sui disastri giocando allo scaricabarile. I risultati di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti. Dallo stadio della Roma al trasporto pubblico locale”.

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