«Alla Numero Blu Servizi S.p.A – azienda romana di servizi di contact center, ricerche di mercato, Bpo – si fa dumping contrattuale. A centinaia di lavoratrici e lavoratori viene infatti applicato un contratto di lavoro non rappresentativo, con ricadute negative sui salari, sui diritti e sulle tutele». Lo denunciano in una nota la Uil del Lazio e la UilTemp del Lazio. «Siamo preoccupati – dicono Emanuele Ronzoni e Francesco D’Amuri, rispettivamente segretari generali della Uil Lazio e UilTemp Lazio – perché quanto rilevato in azienda sembra configurare ormai una precisa scelta organizzativa, riscontrata sia per i lavoratori in somministrazione sia per i lavoratori diretti. Al personale che opera stabilmente su commesse di primarie aziende nazionali quali BNL, Fineco, Mondo Convenienza, Consip, Ayvens e Worldline, non viene applicato il contratto nazionale di lavoro maggiormente rappresentativo, quello delle telecomunicazioni, ma uno che non è rappresentativo Cisal Anpit e peggiorativo rispetto ai contratti comparativamente più applicati nel settore. Tutto ciò ha creato un abbassamento generalizzato delle condizioni di lavoro – aggiungono i sindacalisti – con inquadramenti non coerenti rispetto alle mansioni effettivamente svolte, trattamenti penalizzanti in materia di malattia e ferie e criticità nella fruizione dei riposi, inclusa la mancata garanzia delle due settimane consecutive di ferie».
«Da nostri approfondimenti – proseguono Ronzoni e D’Amuri – è emerso un ulteriore elemento al limite del paradosso: le stesse organizzazioni sindacali e datoriali (Cisal e Anpit) hanno sottoscritto un ulteriore contratto per il settore Bpo, ma continuano ad applicare il contratto dei Servizi Ausiliari, meno tutelante. Tale circostanza configura una forma evidente dumping nel dumping interno allo stesso perimetro contrattuale». Che il lavoro nell’azienda Numero Blu sia attualmente di scarsa qualità e precario emerge anche dal numero dei dipendenti: a fronte di circa 600 diretti, l’azienda ne dichiara 1800 complessivi. «Da qui si evince – spiegano i segretari – un utilizzo diffuso di lavoro precario in somministrazione e un elevato turnover, con attivazione di nuovi contratti a termine. A nostro giudizio questo meccanismo appare distorsivo e non può essere ricondotto esclusivamente all’azienda di servizi, ma coinvolge anche i committenti, che beneficiano direttamente delle prestazioni lavorative e sono chiamati a vigilare sul rispetto di adeguati standard contrattuali lungo l’intera filiera, e non soltanto nei rapporti di lavoro direttamente instaurati con i propri dipendenti. Alla luce del decreto Primo Maggio e delle recenti modifiche normative in materia di appalti privati, che rafforzano l’obbligo di applicazione dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, abbiamo chiesto all’Ispettorato Area Metropolitana di Roma di intervenire per verificare la correttezza delle condizioni applicate e ripristinare condizioni di lavoro dignitose – concludono Ronzoni e D’Amuri – Come prima Organizzazione Sindacale in azienda per numeri di iscritti, intendiamo promuovere tutte le iniziative necessarie per contrastare il dumping contrattuale, tutelare le lavoratrici e i lavoratori coinvolti e richiamare tutti i soggetti interessati, inclusi i committenti, alle proprie responsabilità».
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