Nei primi due mesi del 2026 in Italia si sono registrati 102 morti sul lavoro. Ma il bilancio reale – secondo l’Osservatorio nazionale dei morti sul lavoro di Bologna – potrebbe essere molto più pesante. L’Osservatorio nei primi 100 giorni del 2026 ha già contato oltre 400 vittime nei luoghi di lavoro. Una stima che include lavoratori irregolari, pensionati ancora attivi e categorie di persone non assicurate. A questi numeri si sommano l’aumento delle malattie professionali (+14,2%), degli infortuni in itinere (+8,5%) e, nel Lazio, delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (+22%).
«La forbice tra i dati ufficiali e il monitoraggio indipendente non è un errore statistico, ma la misura del lavoro sommerso, del precariato invisibile e di un’età lavorativa che avanza senza adeguate tutele – denuncia la Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione della Fno Tsrm e Pstrp, nella Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro – Il 30 per cento dei morti sul lavoro ha più di sessant’anni: persone che continuano a lavorare per necessità e che troppo spesso non vengono protette». Per la Commissione, il tema non è solo emergenziale ma strutturale. «se da un lato il Ministero della salute ha varato la Strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026-2030, dall’altro manca ancora una piena traduzione operativa». A pesare è anche la progressiva uscita dei Tecnici della prevenzione dai servizi di prevenzione delle Asl, attratti da altri ambiti professionali. «Non è una fuga, ma la risposta a un sistema che li ha progressivamente svuotati: stipendi fermi, carriere bloccate, carichi crescenti e scarso riconoscimento». La Commissione di albo nazionale richiama inoltre l’attenzione sul proliferare di consulenti privi di una formazione adeguata che operano in settori delicati come sicurezza sul lavoro, igiene ambientale e tutela alimentare. «La prevenzione deve essere affidata a chi ha competenze certificate, altrimenti resta solo un rito burocratico che non produce sicurezza reale».
Risulta cruciale – in questa ottica – il ruolo dei Tecnici della prevenzione, professionisti formati con laurea abilitante, tirocinio obbligatorio, iscrizione all’albo degli Ordini Tsrm e Pstrp e aggiornamento continuo. Un profilo che – sottolinea la Commissione – rappresenta oggi un riferimento qualificato e verificabile per garantire prevenzione, controllo e tutela nei luoghi di lavoro. In assenza di un obbligo normativo che richieda la qualifica di Tecnico della prevenzione per operare in questi ambiti, è necessario che essa venga riconosciuta come elemento distintivo di qualità: criterio nei bandi pubblici e parametro nei capitolati di appalto, fino a diventare standard di riferimento per associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. Un segnale, che il mercato può esprimere, anche in anticipo rispetto al legislatore.
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