Le piante delle zone fredde si adattano meno ai cambiamenti climatici

Mar 25, 2026

Lo rivela uno studio internazionale «Contrasting thermophilization among European forests, grasslands and alpine summits»
di Redazione

piante zone freddeNon tutte le piante rispondono allo stesso modo ai cambiamenti climatici: mentre nelle praterie e nelle foreste sono in aumento le piante adattate al caldo, ad alta quota scompaiono quelle adattate al freddo. Sono due degli assunti dello studio internazionale Contrasting thermophilization among European forests, grasslands and alpine summits, appena pubblicato su «Nature». Il lavoro, guidato da ricercatori e ricercatrici dell’Università di Ghent, ha coinvolto un ricercatore dell’Università di Parma, Michele Carbognani del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale. Lo studio mostra come il cambiamento climatico stia alterando le comunità vegetali nel continente europeo. Ha analizzato dati di diversità vegetale raccolti in oltre 6000 stazioni sparse per l’Europa, con osservazioni ripetute nel tempo per periodi compresi tra 12 e 78 anni. Dai risultati emerge che nelle comunità vegetali del continente europeo si stanno espandendo le piante che prediligono temperature più calde, in particolar modo nel sottobosco delle foreste e nelle praterie. Diversamente, sulle cime delle montagne, i cambiamenti maggiori riguardano la scomparsa di piante adattate al freddo. Inoltre la vegetazione sta cambiando più lentamente di quanto non lo stia facendo il clima, aumentando il cosiddetto debito climatico che queste comunità dovranno ripagare nel futuro, con possibili ulteriori impatti sulla biodiversità e sulla stabilità dei sistemi ecologici.

La ricerca indica che gli attuali cambiamenti climatici non hanno lo stesso effetto ovunque, ma che la vegetazione risponde in maniera diversa in differenti ecosistemi. Ciò implica che le strategie per l’adattamento alle modificazioni climatiche e per la conservazione della biodiversità non possano essere le stesse in tutti i luoghi. «Il nostro studio mostra che non possiamo scrivere una sola storia riguardo gli impatti del riscaldamento climatico – dichiara Pieter De Frenne dell’Università di Ghent – Mentre le montagne stanno perdendo specie che non possono sopravvivere altrove, nelle comunità vegetali delle foreste e delle praterie si stanno espandendo specie adattate al caldo. Questo ha delle serie conseguenze per la conservazione della biodiversità in Europa».  «Le nostre osservazioni ci fanno capire come la vegetazione stia cambiando e cosa attenderci nel futuro – aggiunge Michele Carbognani, dell’Università di Parma – Sulle vette delle montagne stanno scomparendo specie vegetali caratteristiche di questi ambienti unici, che nel futuro saranno probabilmente dominati da specie diverse, già presenti a quote inferiori. Questi cambiamenti rappresentano un generale impoverimento della diversità del nostro territorio, la cui tutela dovremmo sentire come nostra responsabilità per le generazioni che verranno». Lo studio – che deriva dalla collaborazione di studiose e studiosi di numerosi enti di ricerca europei, nordamericani e asiatici – si è avvalso del lavoro e delle competenze dei e delle componenti, di ieri e di oggi, del gruppo di ricerca in Geobotanica ed Ecologia vegetale del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma (Marcello Tomaselli, Alessandro Petraglia, Matteo Gualmini, Michele Carbognani, T’ai GW Forte, Andrea Vannini), che da oltre 20 anni monitora la vegetazione delle cime montuose dell’Appenino settentrionale.

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