Aumenta l’occupazione ma diminuiscono le retribuzioni e si acuiscono le disparità. Nonostante, infatti, nel 2024 nella nostra regione il lavoro dipendente abbia registrato un incremento di circa l’11%, la retribuzione media annua supera di poco i 25 mila euro. Poco piu di 21mila per le donne contro gli oltre 28 mila per gli uomini. Queste quanto emerge dal dossier «dinamiche e differenziale retributivo di genere nel Lazio» realizzato dalla Uil Lazio e dall’Eures. Degli 1,8 milioni di lavoratori regionali, il 44% (ovvero 791,8 mila) è donna con uno stipendio di 6.669 inferiore a quello dei colleghi uomini. Entrambi però risentono della perdita del potere d’acquisto: tra il 2019 e il 2024 ha determinato una flessione reale della retribuzione pari al 5,8% per I maschi e del 2,6% per le donne.
Sicuramente sul divario influiscono non poco la maggiore precarizzazione femminile e il maggior ricorso al part time che interessa una donna su due, mentre tra gli uomini la quota scende a uno su quattro. «Una situazione che denunciamo da anni – commenta il segretario reggente della Uil Lazio, Emanuele Ronzoni – ma nulla sembra cambiare purtroppo. E in questo caso a pesare non sono tanto i mancati rinnovi contrattuali quanto una mentalità ancora troppo maschilista e politiche governative che non tengono conto dell’importanza del sociale e del welfare. In uno stato civile, degno di tale nome, le politiche per le famiglie e per garantire a tutti- uomini e donne – uguali possibilità sono all’ordine del giorno. Può apparire retorico citare i paesi nordici ma dove il welfare funziona, funziona anche la ripartizione lavorativa e il sostegno familiare. Inteso non certo come bonus bebè o contentini una tantum, quanto come servizi a vantaggio dei cittadini: asili nido aziendali, servizi pubblici efficienti, orari lavorativi in linea anche con le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici». Nel 2024 le dipendenti laziali a tempo indeterminato che lavorano a tempo parziale rappresentano il 46% del totale, contro il 19% degli uomini, mentre la quota part time delle lavoratrici precarie raggiunge il 53% . Inoltre gli uomini occupano la quota maggiore nelle posizioni apicali, quindi meglio retribuite: circa il 62% dei quadri e il 71,3% dei dirigenti sono uomini. Allo squilibrio rappresentativo si aggiunge uno squilibrio retributivo: le donne quadro percepiscono in media 8 mila euro in meno dei colleghi maschi mentre le dirigenti arrivano addirittura a meno 38 mila. Situazione analoga anche nella citta di Roma dove la media retributiva è tendenzialmente piu alta (26.268 mila) rispetto al dato regionale ma lo scarto uomo donna rimane pari a 6.638 mila euro.
Sebbene nella Capitale la precarizzazione coinvolga entrambi i sessi piu che nelle altre province del Lazio, sono le donne anche qui a ricorrere maggiormente al tempo parziale che coinvolge il 45,8% delle lavoratrici contro il 25% dei lavoratori. Un ulteriore fattore che contribuisce a determinare il gender gap è la diffusione dei contratti part time tra i tempi indeterminati (43,7% delle donne e 19,7% degli uomini). Roma fa peggio rispetto al Lazio nell’occupazione femminile ai vertici: dei 76.117 quadri solo il 38% è donna. Dato che scende al 28,8% in ambito dirigenziale. E lo scarto economico è piu che marcato: 8 mila in meno i quadri donna e 40 mila in meno le dirigenti.
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