Sono necessari circa 45 anni perche un under 35 possa comprare casa a Roma, considerando il reddito medio disponibile e il solo valore del capitale necessario. Se invece si hanno più di 35 anni e si potesse investire nell’acquisto di un immobile il 50% del reddito familiare, gli anni necessari scenderebbero a 17, per diventare 20 destinandovi il 40% e 28 con il 30%. Questi alcuni dati elaborati dalla Uil del Lazio e dall’Eures nel dossier «La questione abitativa nella Capitale», presentato nell’ambito del convegno «Politiche abitative, housing sociale e lavoro povero» organizzato dal sindacato.
Dal dossier emerge una costante e crescente difficoltà abitativa causata sia dall’alto costo degli immobili sia da un patrimonio pubblico del tutto insufficiente a coprire la richiesta, tanto che il “diritto all’abitare” si trasforma per molti in un miraggio. Si tratta di una difficoltà strutturale, stratificatasi negli anni e accelerata dalla domanda turistica connessa al Giubileo, che ha contribuito ad aumentare il costo degli immobili, sottraendo al tempo stesso al mercato delle locazioni ordinarie quote rilevanti dell’offerta privata. «I numeri mostrano come le politiche pubbliche per la casa devono rappresentare una priorità – commenta il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica – perché si rischia l’espulsione dalle grandi città delle fasce più giovani e più deboli del corpo sociale, ma anche di quella fascia sempre più ampia che, accanto ai lavoratori poveri e precari, conta quote crescenti di lavoratori dipendenti con retribuzioni insufficienti a sostenere il costo medio di un affitto e men che mai ad accedere al mutuo per l’acquisto di un’abitazione».
A Roma infatti il costo medio di un immobile si è attestato nel 2024 a 261.300 euro, valore che supera di parecchio la media nazionale (158 mila) e quella regionale che sfiora i 200 mila. Non va meglio per gli affitti che nel 2024 superavano i 12 mila euro annui, corrispondenti al 48% della retribuzione media di un dipendente del settore privato, con un incremento del 22,6% rispetto al valore del 2019 (9.897 euro annui), quando era pari al 42,5% della retribuzione. In altri termini, se negli ultimi 5 anni la retribuzione media, in termini nominali, è salita di appena l’8%, il costo delle locazioni ha subito una crescita di quasi tre volte superiore, pari al 22%. Ad aggravare il disagio abitativo ha concorso anche l’enorme affluenza di famiglie e pellegrini arrivati a Roma per il Giubileo (+38,9% gli stranieri nel primo semestre 2025), che ha fatto salire le presenze medie giornaliere a 180 mila unità. Evento che ha portato alla conversione di abitazioni sfitte in alloggi per affitti brevi per soddisfare la crescente domanda ma che, di contro, ha limitato le opzioni per lavoratori, studenti e famiglie. Oltre a produrre un ulteriore aumento del costo degli affitti che, per i contratti “ordinari transitori” (in cui rientrano gli affitti brevi), ha raggiunto nel 2024 i 13.580 euro annui (+29% sul 2023), trainando in alto il costo medio annuo di tutte le altre tipologie contrattuali, con una crescita del 10,6% per i contratti ordinari di lungo periodo, del 7,2% per quelli agevolati per studenti e di un più contenuto 3,7% per i contratti agevolati a canone concordato.
Cio che al sindacato sembra palese è che la crisi abitativa non può essere delegata alla sola azione privata, ma serve un concreto intervento del pubblico che finora si è rivelato inadeguato e che deve quanto prima riacquistare la centralità che gli spetta, sottraendo ai privati il monopolio delle costruzioni e recuperando aree e strutture dismesse da destinare all’uso residenziale pubblico. Nel 2023 la città metropolitana di Roma contava quasi 76,3 mila alloggi destinati all’edilizia residenziale pubblica (Erp), ma si tratta di una risposta minima e inadeguata. Basti pensare che l’ultimo bando Erp è del 2012 e che nel 2023 oltre 18,6 mila nuclei famigliari erano ancora in attesa di assegnazione. La capacità di accoglimento della richiesta è quindi pari all’1,9%. Nel 2024 il Comune di Roma ha provveduto ad appena 87 assegnazioni di famiglie in ista a fronte di 16.346 ancora in attesa di alloggio. A questo si aggiunge un ulteriore problema: quello degli sfratti, segno inequivocabile del disagio abitativo delle famiglie.
Nel Lazio, nel 2024 sono stati 6.101 i provvedimenti emessi, il 65,8% (pari a 3.309 in valori assoluti) per morosità dell’inquilino, ovvero difficoltà o impossibilità di far fronte alle spese per l’affitto. Gli sfratti forzosi (ovvero eseguiti in presenza di un Ufficiale Giudiziario) sono stati 2.204. Ben l’86,6% di questi hanno interessato la Capitale con 5.286 provvedimenti, di cui circa il 63% anche in questo caso per morosità. Gli sfratti forzosi, invece, nel 2023, sono stati 1.724. Appare interessante osservare come sia nel Lazio sia a Roma gli sfratti determinati da morosità siano diminuiti rispetto al 2023, ma, nonostante ciò, prendendo in considerazione i provvedimenti di sfratto emessi, emerge una dinamica crescente: tra il 2023 e il 2024 a livello regionale si segnala un incremento del 3,9% (+231 provvedimenti in valori assoluti), che a Roma si attesta al +4% (+205 unità in valori assoluti), laddove gli sfratti eseguiti, in continuità con il periodo precedente, riportano variazioni negative, pari, rispettivamente, al -13,6% e al -16,2%. «Anche questi dati – aggiunge Civica – sono palese espressione di un disagio che non coinvolge piu solo le fasce deboli della società, ma anche pensionati e lavoratori saltuari. La cronaca ne è piena purtroppo. Segno che un intervento delle istituzioni locali e nazionali è sempre piu urgente e non procrastinabile».
«Bisognerà lavorare soprattutto su alcuni temi – conclude il segretario regionale Uil, Massimo Proietti nello specifico: manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio immobiliare pubblico; una linea di finanziamenti per l’acquisizione di nuove unità immobiliari da dedicare a edilizia residenziale pubblica; una linea di finanziamenti dedicati per la realizzazione di un vero e proprio piano casa dedicato a quei lavoratori/trici che hanno un reddito che non gli permette una vita dignitosa; la ricostituzione del fondo nazionale a sostegno degli affitti e la possibilità di inserimento dei canoni di locazione nel welfare aziendale. Per realizzare tutto ciò, le parole d’ordine da seguire sono rigenerare, recuperare e razionalizzare, attraverso una visione moderna dell’urbanistica della città, che pensi ad una distribuzione armonica dei servizi in una Capitale che si è senpre più estesa in orizzontale».
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