La superficie alberata previene le morti premature

Set 15, 2025

La ricerca - alla quale ha partecipato anche Enea -ha evidenziato che si potrebbero evitare fino a 12mila morti l'anno se ogni centro cittadino avesse una copertura di alberti di almeno il 30 per cento
di Redazione

superfice alberataL’aumento del 5 per cento della superficie alberata in città comporterebbe una riduzione degli inquinanti atmosferici tale da evitare circa 5mila morti premature l’anno. E’ quanto emerso da uno studio internazionale al quale ha partecipato Enea, condotto in 744 città di 36 Paesi europei, pubblicato su The Lancet Planetary Health e realizzato nell’ambito del progetto europeo Life Airfresh. La ricerca ha evidenziato inoltre che si potrebbero evitare fino a 12mila morti l’anno se ogni centro cittadino avesse una copertura arborea di almeno il 30 per cento. Ogni aumento del 5% della superficie alberata in città rispetto alla copertura attuale porterebbe a una riduzione del 2,8% delle concentrazioni medie annuali di Pm2,5, dell’1,4% per il biossido di azoto (NO2) e dell’1,2% per le concentrazioni medie estive dell’ozono (O3).

«In ambito urbano polveri sottili, biossido di azoto e ozono sono tra gli inquinanti più pericolosi per la nostra salute e per quella degli ecosistemi. Entro il 2050, si stima che circa l’80% della popolazione europea risiederà in contesti urbani, accentuando la rilevanza di queste problematiche – ha spiegato la coordinatrice del progetto per Enea Alessandra De Marco, responsabile del Laboratorio Impatti sul territorio e nei paesi in via di sviluppo – Aumentare la quantità di alberi in città permetterebbe di ottenere benefici simultanei come il miglioramento della qualità dell’aria, la mitigazione dell’effetto isola di calore estiva, la conservazione della biodiversità e il benessere dei cittadini». La Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece) raccomanda l’adozione della strategia del 3-30-300 che consiste nel raggiungimento di tre obiettivi specifici: 3 alberi visibili da ogni casa, scuola o luogo di lavoro, 30% di copertura arborea in ogni quartiere e 300 metri di distanza massima della propria abitazione da un parco o da spazio verde pubblico».

Utilizzando un approccio integrato che combina dati ambientali e sanitari a livello europeo su un arco temporale di 20 anni (2000-2019), lo studio ha evidenziato che la copertura arborea media è cresciuta di appena 0,76 punti percentuali e che il 73,5% delle città analizzate ha registrato un incremento del verde. Parallelamente, la mortalità attribuibile all’inquinamento atmosferico è diminuita in media del 3,4%. Nel 2019, 130 città dei 744 centri urbani europei presi in esame (oltre 50 milioni di abitanti, pari a circa il 25% della popolazione di questi centri) avevano una copertura arborea media superiore al 30%. Attualmente, in Italia la copertura vegetale raggiunge il 30% solo a Napoli (32%), mentre a Milano e a Roma arriva, rispettivamente, al 9% e 24%. Su scala urbana, i dati sugli alberi possono essere ottenuti tramite scansione laser aerea, immagini ad alta risoluzione o sensori satellitari come Modis o Landsat. Il set di dati Landsat Analysis Ready Data, disponibile in open-source con risoluzione di circa 30 metri per pixel, rappresenta una risorsa unica per quantificare i cambiamenti in termini di estensione e altezza delle foreste, aree coltivate e urbanizzate in Europa nel periodo 2000-2020. «Una copertura arborea urbana al 30%, come quella raggiunta da alcune città europee – ha poi sottolineato De Marco – potrebbe ridurre le morti premature del 9,4% da PM2,5, del 7,2% da biossido di azoto e del 12,1% da ozono. Al contrario, abbattere la superficie alberata fino ad azzerarla comporterebbe un aumento della mortalità: +19,5% da PM2,5 (circa 19 mila morti premature in più ogni anno), +15% da biossido di azoto (oltre 5.200 in più) e +22,7% da ozono (circa 700 in più)». I benefici del verde urbano non si fermano alla qualità dell’aria; gli alberi possono infatti ridurre la temperatura percepita, mitigando l’impatto delle ondate di calore come quella dell’estate 2022 che ha causato circa 62 mila morti in Europa (+4%).

La Strategia Ue sulla biodiversità al 2030 prevede l’impegno dei Paesi aderenti a piantare almeno 3 miliardi di alberi entro la fine del decennio per portare a un aumento significativo della copertura arborea media nelle città. «Per raggiungere questo obiettiv – ha concluso De Marco – i programmi di piantumazione dovrebbero interessare non solo gli spazi pubblici e privati, come cortili residenziali, oltre alle aree periurbane. E’ fondamentale che urbanisti e amministratori vengano incoraggiati a integrare infrastrutture verdi urbane pensate su misura per i diversi contesti locali. Questo approccio dovrebbe essere accompagnato da politiche di riduzione delle emissioni e da interventi complementari, come i corridoi di aria fredda o i tetti verdi, per massimizzare i benefici in termini di salute pubblica e qualità della vita, con il risultato di città più sostenibili e resilienti ai cambiamenti climatici nel lungo termine».

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