Scuole sicure? Nove edifici scolastici su dieci non dispongono di una o più certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. Dei 40 mila edifici scolastici statali, ben 36 mila non si possono definire a norma. E non basta. Ben 3.588 edifici, il 9 per cento del totale, dove si calcola che studino e lavorino circa 700 mila tra studenti e personale della scuola, sono totalmente privi delle certificazioni obbligatorie, cioè sono completamente irregolari dal punto di vista della normativa sulla sicurezza. E nelle zone ad alto rischio sismico, il certificato di collaudo statico è posseduto da meno della metà degli edifici. E’ lo sconfortante quadro che emerge da un dossier di Tuttoscuola sulla base dei dati recentemente resi noti dal ministero dell’Istruzione e del Merito, nella sezione Open Data dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia scolastica, relativi all’anno 2023 2024.
Ventitre anni dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia, a 16 dal terremoto dell’Aquila, a nove da quello di Amatrice e a 17 anni dal crollo del soffitto del liceo Darwin a Rivoli, in cui perse la vita lo studente Vito Scafidi, la radiografia sull’edilizia scolastica – alla vigilia della riapertura delle lezioni – suona come un vero e proprio campanello d’allarme per dirigenti scolastici, personale docente e non, studenti e famiglie. Lo studio di Tuttoscuola – grazie all’incrocio e alla rielaborazione dei dati dell’Anagrafe – verifica per la prima volta in assoluto il numero di certificazioni disponibili per ciascuno dei 39.993 edifici (si è scesi sotto la soglia dei 40 mila, un effetto del trend demografico). Il dossier restituisce così la sintesi di quanti edifici sono a norma e quanti no, fornendo un quadro completo e puntuale, e inedito, dello stato dell’edilizia scolastica, per Regione fino al singolo immobile. In tema di sicurezza sono cinque le certificazioni fondamentali previste dalla normativa (a partire dalla legge 11 gennaio 1996 n. 23, Norme sull’edilizia scolastica, dal DPR 380/2001, Testo unico Edilizia e dal D.lgs 81/2008, Testo unico Sicurezza): Certificato di agibilità, Certificato di prevenzione incendi, Certificato di omologazione centrale termica, Piano di evacuazione, Documento di valutazione dei rischi. I primi tre sono rilasciati da enti esterni, gli ultimi due sono prodotti dall’istituzione scolastica a cui fanno capo gli edifici. Ciascuno dei cinque documenti riguarda aspetti essenziali per l’incolumità di chi entra a qualsiasi titolo in un immobile. Meno di un edificio su 10 dispone di tutte e cinque le certificazioni fondamentali previste, cioè di quello che dovrebbe essere la norma per uno standard di sicurezza adeguato. 36.088 edifici scolastici (cioè 9 su 10) sono infatti privi di una o più certificazioni obbligatorie previste dalla normativa. Insomma: o non sono stati fatti i collaudi (oppure, peggio, non sono stati superati), o non sono stati elaborati i piani che valutano i rischi e stabiliscono le regole di evacuazione.
Gli istituti irregolari sono – in proporzioni diverse – praticamente sparsi su tutto il territorio nazionale, anche se per due terzi si concentrano nel Mezzogiorno (dove è situato solo il 38% del totale degli edifici scolastici italiani). O almeno questa è la realtà dei dati che popolano l’Anagrafe, inviati da Comuni e Province, con il coinvolgimento delle Regioni, al Ministero dell’istruzione, che li valida e li pubblica dopo apposita attività di verifica e controllo della qualità. Ancora più preoccupante il dato sulla normativa antisismica. Nelle zone ad alto rischio sismico, il certificato di collaudo statico è posseduto da meno di metà degli edifici (49%), una percentuale inferiore rispetto agli edifici delle zone a rischio più basso (56%). Sorprendono le situazioni di province, note per terremoti degli ultimi decenni, con percentuali di collaudo statico delle scuole ben lontane da valori elevati.
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