La percezione del proprio lavoro è positiva o negativa?

Giu 30, 2025

La soddisfazione professionale non va di pari passo con la percezione del benessere e della fiducia nel lavoro. Lo stress continua a rappresentare una criticità diffusa in Italia. I risultati del Global Talent Barometer di ManpowerGroup
di Redazione

la percezioneIl 66 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici italiane ha una percezione complessivamente positiva del proprio lavoro, un dato in crescita di 3 punti percentuali rispetto alle rilevazioni precedenti ma lievemente inferiore alla media globale (68%). La soddisfazione lavorativa e i livelli di stress continuano a incidere sulla capacità delle aziende di trattenere i propri talenti: il 39% delle persone intervistate (+3%) dichiara infatti di voler cambiare lavoro entro i prossimi sei mesi. Sono alcuni dei principali risultati emersi dalla seconda edizione del Global Talent Barometer di ManpowerGroup, svolto in 19 Paesi su un campione di oltre 13mila persone.

I principali indicatori che compongono questo risultato mostrano segnali di miglioramento: cresce il benessere generale sul posto di lavoro (63%, +3 punti percentuali), aumenta la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio ruolo (75%, +5), mentre la soddisfazione professionale registra un incremento più contenuto (59%, +1). «Il Global Talent Barometer nasce con l’obiettivo di offrire uno strumento utile per comprendere più a fondo come le persone percepiscono il proprio lavoro e ambiente lavorativo – ha affermato Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia – Dalle ultime rilevazioni emerge un dato significativo: la soddisfazione professionale non va di pari passo con la percezione del benessere e della fiducia nel lavoro. Questo scollamento riguarda in particolare chi si trova nella fase intermedia della propria carriera, spesso in difficoltà nel cogliere reali opportunità di crescita. Offrire percorsi di sviluppo chiari e sostenere la crescita personale dei talenti è fondamentale per trattenere le competenze strategiche all’interno delle organizzazioni. Oggi, più che mai, ascolto attivo e coinvolgimento delle persone rappresentano leve essenziali per costruire ambienti di lavoro sostenibili e orientati alì futuro».

Scomponendo l’indice sulla soddisfazione lavorativa, il 59% delle lavoratrici e dei lavoratori italiani si sente tutelato dai propri manager per quanto riguarda le opportunità di crescita professionale. Mentre, circa il 30% degli intervistati non si sente sicuro del proprio attuale posto di lavoro e teme di doverlo lasciare entro sei mesi. Al contempo, però, il 53% è fiducioso di riuscire a trovare un impiego più adatto alle proprie esigenze nei prossimi sei mesi, se costretto a farlo, mentre il 39% prevede comunque di cambiare lavoro entro lo stesso periodo. Per quanto riguarda l’indice relativo al benessere, in Italia la maggior parte delle persone percepisce il proprio lavoro come significativo e dotato di uno scopo (78%), si riconosce nei valori e nella visione dell’azienda per cui lavora (72%) e sente di ricevere supporto per mantenere un buon equilibrio tra vita privata e professionale (62%). Nonostante ciò, il 50% degli intervistati e intervistate dichiara di provare stress legato al lavoro. Per quanto riguarda la fiducia in sé stessi e nel proprio lavoro, in Italia i livelli registrati per ciascun elemento dell’indice sono particolarmente alti: il 90% delle persone intervistate si sente competente e preparato per il proprio ruolo, mentre l’80% afferma di disporre delle tecnologie e degli strumenti adeguati a svolgere il proprio lavoro. Tuttavia, quando si parla di crescita professionale, emerge un divario tra le potenzialità percepite e le reali opportunità: sebbene il 73% ritenga di avere la possibilità di sviluppare nuove competenze all’interno dell’azienda, solo il 56% crede di poter ottenere concretamente una promozione.

Lo stress sul posto di lavoro continua a rappresentare una criticità diffusa in Italia: il 50% dei lavoratori e delle lavoratrici lo sperimenta quotidianamente con livelli da moderati ad alti. A risentirne maggiormente sono le generazioni più giovani, con il 57% della Gen Z e il 56% dei Millennials che riportano livelli elevati di stress. A questo dato si aggiunge un ulteriore elemento significativo: oltre una persona su quattro (27%) ritiene che il carico di lavoro comprometta negativamente l’equilibrio tra vita professionale e personale, incidendo sul proprio benessere complessivo. Questi fattori rappresentano una minaccia concreta per la capacità delle organizzazioni di trattenere i talenti, rendendo sempre più urgente la progettazione di ambienti di lavoro resilienti, in grado di prevenire situazioni critiche e promuovere la salute psicofisica delle persone. Dall’analisi emerge inoltre un segnale di allerta tra i livelli manageriali: il 47% dei senior manager ed executive si sta preparando a un cambiamento forzato di lavoro nei prossimi sei mesi, una percentuale ben superiore alla media generale, attestata al 30%. Le principali cause individuate sono le ristrutturazioni aziendali e l’instabilità economica. Nonostante ciò, la fiducia nei confronti della leadership rimane solida: il 59% dei dipendenti riconosce nei propri manager figure capaci di sostenere le loro esigenze. In questo contesto complesso, spicca però un segnale incoraggiante: la fiducia dei lavoratori è cresciuta del 5% rispetto al 2024. A determinare questo miglioramento sono soprattutto le maggiori opportunità di crescita professionale (73%, +5%) e di avanzamento di carriera (56%, +3%). Per i datori di lavoro, investire in percorsi strutturati e trasparenti di sviluppo rappresenta dunque un elemento chiave per costruire relazioni solide e durature, rafforzare il senso di appartenenza e aumentare la retention dei talenti.

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