Autonomia e valorizzazione delle competenze: le richieste dei giovani sul lavoro

Mag 20, 2025

Avere successo non coincide così nettamente con l'avanzamento di carriera: il 33% del campione lo associa al raggiungimento del benessere personale, il 27% al raggiungimento dei propri obiettivi e il 23% alla costruzione di una famiglia. Solo una minoranza, il 12%, continua a collegare l'idea di successo a un'affermazione professionale.
di Redazione

autonomiaIl 59% dei giovani desidera autonomia sul lavoro e il 43% chiede che le proprie competenze vengano viste, riconosciute e valorizzate. Così le nuove generazioni si affacciano e si rivolgono al mondo del lavoro, con richieste chiare, valori profondi, ma con una visione incerta del proprio futuro professionale. E’ il ritratto che emerge dall’ultimo studio «Comprendere per competere: insight e sfide nella talent attraction delle nuove generazioni» di Grafton – brand globale di Gi Group Holding specializzato in Professional Recruitment – in collaborazione con Excellera Intelligence, che ha voluto analizzare cosa guida davvero le scelte di GenZ e Millennial nel mondo del lavoro. La vera rivoluzione, rispetto alle generazioni precedenti, riguarda la sfera valoriale: centrale è il tema del benessere personale, sia nella vita privata che in quella professionale. Quando si chiede loro cosa conti davvero in ambito lavorativo, al primo posto non mettono la carriera, ma un clima positivo sul luogo di lavoro (70%) e la possibilità di mantenere un sano equilibrio tra vita privata e professionale (67%).

Dati rilevanti per le aziende impegnate nella grande sfida della talent attraction, che devono sempre più concentrarsi su valori soft – promuovendoli con sistemi di welfare e politiche organizzative orientate alla flessibilità e al work life balance – giudicati più importanti rispetto ai valori hard, come la definizione di percorsi strutturati di sviluppo, che restano importanti, ma secondari (51%). Questa inversione di prospettiva si riflette anche nella definizione stessa di successo. Per le nuove generazioni, avere successo non coincide più in maniera così netta con l’avanzamento di carriera: il 33% del campione intervistato lo associa al raggiungimento del benessere personale, il 27% al raggiungimento dei propri obiettivi e il 23% alla costruzione di una famiglia. Solo una minoranza, il 12%, continua a collegare l’idea di successo a un’affermazione professionale.

Nonostante la consapevolezza che alcuni valori debbano rivestire un ruolo centrale anche nel contesto lavorativo l’orizzonte professionale resta incerto al punto che solo 1 su 2 degli intervistati afferma di avere una visione nitida di dove sarà tra cinque anni. Tra coloro che invece non riescono a immaginare il proprio percorso, la causa più frequente è la mancanza di idee chiare sul lavoro (21%), che interessa principalmente chi si trova in una fase di ricerca o cambiamento lavorativo e non ha ancora definito con certezza le prossime scelte. A ciò si affianca l’instabilità del contesto esterno: il 15% segnala l’incertezza del mercato del lavoro e, più in generale, la fragilità del quadro politico ed economico del Paese e del mondo, che rende difficile il raggiungimento di stabilità e sicurezza. Seguono poi altri fattori che, pur meno ricorrenti nelle risposte, contribuiscono a generare disorientamento: il 10% fa riferimento ad una insoddisfazione o precarietà della condizione attuale, l’8% indica la necessità di completare il proprio percorso di studi e il 7% esprime dubbi legati alla crescita professionale. Pure a fronte di questa incertezza, i giovani non temono il cambiamento, tanto che il 77% lo percepisce come un’opportunità da cogliere per la propria crescita professionale e per la qualità della propria vita. Sempre in questa direzione, 1 su 3 si dice pronto a cambiare lavoro ogni 4 anni al massimo e 1 su 4 prevede di farlo entro i prossimi sei mesi. Le motivazioni principali alla base di questa mobilità sono chiare: al primo posto la ricerca di maggiore sicurezza economica (40%), seguita dal desiderio di una retribuzione migliore (37%) e da un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro (32%).

La propensione al cambiamento si riflette anche nella disponibilità a valutare opportunità oltre confine: il 41% dei giovani intervistati sarebbe disposto a trasferirsi e la motivazione principale resta di natura economica (54%), seguita dal desiderio di arricchimento personale attraverso nuove esperienze di vita (42%). Solo il 28% degli intervistati evidenzia che l’interesse verso l’estero è dato dalla sfiducia nelle prospettive offerte dal nostro Paese. «Abbiamo voluto realizzare questo studio per offrire una lettura trasversale e approfondita del mercato del lavoro, utile per comprendere quali elementi e valori orientino davvero le decisioni dei giovani di fronte a un’opportunità professionale o quando scelgono di cambiare lavoro – afferma Francesco Manzini, amministratore delegato di Grafton Italia- Le nuove generazioni dimostrano una grande consapevolezza di ciò che conta per loro, ma allo stesso tempo emergono segnali di disorientamento. Per questo è fondamentale che le organizzazioni sappiano leggere questi segnali, proponendo percorsi coerenti con le aspettative e i bisogni reali. Come società che dialoga ogni giorno con candidati Early GenZ e Millenial, siamo consapevoli di quanto sia sempre più cruciale guidare le aziende verso una costruzione di strategie di talent attraction e retention efficaci, che rispondano alle reali esigenze di queste generazioni, garantendo alle imprese una competitività nel lungo periodo».

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