Dopo aver visto il fronte d’Isonzo nella Prima Guerra mondale, poi la Seconda Guerra mondiale e il Trattato di pace del 1947 che l’ha diviso in Gorizia e Nova Gorizia, nell’anno della sua riunificazione nella Capitale europea della cultura, il capoluogo isontino si propone, il 13 maggio prossimo, come «Città della Pace giusta». Un evento speciale all’interno del Festival del cambiamento, organizzato dalla Camera di commercio Venezia Giulia e dal The European House Ambrosetti. «Il luogo geografico è una testimonianza di cosa vuol dire conflitto, e che cosa vuol dire vedere una via di pace – spiega il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga – ci sono voluti tantissimi anni, però il percorso ha portato oggi a una Capitale europea condivisa tra due stati, Italia e Slovenia, ed è la testimonianza di un percorso di pace che ha funzionato».
L’evento – aggiunge il governatore – »non vuole dare delle verità, ma vuole riflettere sui conflitti, non solo quelli che ci vedono più vicini, ovvero il conflitto in Ucraina, ma anche le decine di conflitti che ci sono a livello internazionale, per per lo meno porci delle domande. Che cosa vuol dire pace? Che cosa vuol dire pace giusta? Che cosa vuol dire resa? E qual è l’interesse che dobbiamo fare per la tutela dei cittadini e dell’Europa e dell’interesse nazionale». A questo si aggiunge anche un panel dedicato agli inviati di guerra, che proprio sul fronte d’Isonzo ha visto la nascita della forma moderna di questa professione, con Alice Schalek la prima donna fotoreporter di guerra sul lato austroungarico, e un giovane Ernest Hemingway sul lato italiano.
A partecipare all’evento saranno gli inviati di guerra italiani Stefania Battistini (Rai), Andrea Romoli (Rai2), Lorenzo Cremonesi (Corriere della sera), Fabio Tonacci (Repubblica), Francesco Semprini (La Stampa), Gabriele Micalizzi (fotoreporter freelance). «Noi giornalisti che andiamo sul campo, che siamo quindi gli occhi della guerra – spiega Fausto Biloslavo, reporter di guerra e coorganizzatore del panel – possiamo dare un contributo quanto meno di testimonianza e racconto di questo lato oscuro dell’umanità. In Ucraina o da altre parti, la pace giusta, con la P maiuscola, forse è una chimera. Ma si può almeno arrivare a un cessate il fuoco, a un congelamento del conflitto non solo nel cuore dell’Europa: c’è già a Gaza e speriamo che si mantenga».
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