Il cambiamento climatico sta incidendo sulla variabilità del ciclo idrologico con ricadute su frequenza, persistenza e intensità degli eventi idrometeorologici estremi e sui loro effetti al suolo in termini di alluvioni, frane e colate detritiche. Lo hanno ricordano Stefano Laporta, presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e Maria Siclari, direttore generale Ispra, in una recente audizione alla commissione Politiche Ue della Camera sull’Efficacia dei processi di attuazione delle politiche dell’Unione europea e di utilizzo dei fondi strutturali e di investimento europei per il Sistema Paese. Gli indicatori nazionali di rischio – elaborati da Ispra con una metodologia che risponde a criteri di trasparenza e replicabilità – sono stati già ampiamente utilizzati nella programmazione nazionale ed europea di settore, rappresentando un importante dato di contesto a supporto delle politiche nazionali di mitigazione del rischio.
In particolare, gli indicatori Popolazione a rischio frane e Popolazione a rischio alluvioni sono stati selezionati nel 2014 come indicatori di risultato nell’ambito dei Fondi strutturali europei 2014-2020 (Accordo di Partenariato 2014-2020 tra Italia e Commissione Europea). L’indicatore nazionale della Popolazione a rischio idraulico su base comunale è stato impiegato per l’individuazione delle priorità di intervento nell’ambito del Piano stralcio aree metropolitane e urbane contro le alluvioni finanziato con circa 900 milioni di euro. I dati sono stati inoltre utilizzati per l’indicatore di riparto su base regionale delle risorse finalizzate agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.
«Mappe e indicatori – hanno sottolineato i rappresentanti dell’Istituto – stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante in materia di valutazione e gestione dei rischi finanziari (di credito, di mercato, operativo) e nell’ambito dell’obbligo assicurativo per le imprese contro i rischi derivanti da eventi catastrofali, introdotto con la Legge di Bilancio 2024». E sono inoltre utili ai soggetti che gestiscono infrastrutture critiche o erogano servizi essenziali nei settori dell’energia, trasporti, acque, infrastrutture digitali, per valutare il rischio fisico dovuto alle catastrofi naturali e garantirne la resilienza. Dal 2018 gli indicatori sono utilizzati per concorrere alla costituzione dell’elenco dei Piccoli Comuni che possono beneficiare dei finanziamenti per la tutela dell’ambiente e dei beni culturali, la mitigazione del rischio idrogeologico, la salvaguardia e riqualificazione urbana dei centri storici, la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali. Lo scorso anno – nell’ambito di interlocuzioni tra l’Ispra e il ministero dell’Economia e delle Finanze – è stata definita una metodologia per la stima della popolazione beneficiaria di misure di protezione contro inondazioni, incendi boschivi e altri disastri naturali legati al clima, in termini di popolazione residente nell’area di influenza dell’opera realizzata.
0 commenti