Il Ghiacciao della Marmolada è in coma irreversibile

Set 11, 2024

Legambiente lancia l'allarme: negli ultimi cinque anni il ghiacciaio ha perso ben 70 ettari di superficie, 98 campi di calcio
di Redazione
ghiacciaio marmoladaIl ghiacciaio della Marmolada, il più grande delle Dolomiti, è ormai un ghiacciaio in coma irreversibile. Dal 1888 è arretrato di 1.200 metri e con un innalzamento della quota della fronte di 3500 metri. Negli ultimi cinque anni ha perso ben 70 ettari di superficie, ossia pari a 98 campi da calcio passando da circa 170 del 2019 ai 98 nel 2023.  A questo ritmo entro il 2040 il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più. E’ Una condanna a morte che condivide con i due ghiacciai più grandi delle Alpi, quello dell’Adamello, situato tra Lombardia e Trentino, e quello dei Forni, in Lombardia, tutti e tre posti sotto i 3500 metri e segnati da ingenti perdite di spessore. Misure sulle condizioni superficiali dei ghiacciai indicano che quello della Marmolada e dei Forni hanno picchi di perdita di spessore a breve termine rispettivamente di 7 e 10 cm al giorno, mentre per il ghiacciaio dell’Adamello le misurazioni a lungo termine rilevano che la perdita di spessore derivata dalla fusione glaciale permette di camminare oggi sul ghiaccio derivato dalle nevicate degli anni 80.
A fare il punto è la quinta edizione della Carovana dei ghiacciai 2024, campagna nazionale di Legambiente in collaborazione con Cipra Italia e con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano, che oggi conclude il suo viaggio sull’arco alpino con la sesta tappa sulla Marmolada diffondendo i dati sullo stato di salute del ghiacciaio e informando i cittadini sugli effetti della crisi climatica ad alta quota. In particolare, il ghiacciaio della Marmolada è un super osservato speciale da Carovana dei ghiacciai che ha fatto tappa sulla Regina delle Dolomiti già nel 2020 e nel 2022 per poi tornarci nel 2024. Quello che emerge è un ghiacciaio in forte sofferenza: se 136 anni fa si estendeva per circa 500 ettari, ed era grande come 700 campi da calcio, dal 1888 ha registrato una perdita areale superiore all’80% e una perdita volumetrica superiore al 94%. Nel 2024 lo spessore massimo è di 34 metri. L’accelerata della fusione del ghiaccio ad alta quota sta lasciando il posto ad un deserto di roccia bianca, levigata da quello che un tempo era il grande gigante bianco, e prendono vita nuovi ecosistemi.
«Le Alpi sono un luogo fondamentale a livello nazionale ed europeo, ma sono anche sempre più fragili a causa della crisi climatica che avanza. Il ghiacciaio della Marmolada – dichiarano Vanda Bonardo responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – ne è un esempio importante e con Carovana dei ghiacciai abbiamo raccontato la sofferenza di un ghiacciaio morente, segnato da un’accelerazione del processo di fusione che ha numeri impressionanti e che richiede risposte urgenti a partire da una governance sostenibile del territorio. Per questo abbiamo sottoscritto il Manifesto per Un’altra Marmolada per una fruizione sostenibile della montagna presentato da Climbing For Climate». «Non solo è importante conoscere e capire cosa sta accadendo ad alta quota-, ma anche che impatti sta avendo la crisi climatica in queste aree montane e che ripercussioni sta provocando a valle. La conoscenza, unita alla ricerca scientifica – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – devono però essere accompagnate anche da politiche di adattamento e di mitigazione, e da interventi su scala nazionale e locale, coinvolgendo anche le comunità locali. Per questo riteniamo sempre più urgente l’attuazione, accanto alle politiche di mitigazione, di un efficace piano di adattamento nazionale alla crisi climatica, a partire dalle zone più vulnerabili, come l’alta montagna». «I dati glaciologici sulla Marmolada rendono questo ghiacciaio emblematico per la sofferenza di tutti i ghiacciai alpini – aggiungono Valter Maggi e Marco Giardino, rispettivamente presidente e vicepresidente del Comitato Glaciologico Italiano – Si tratta di un corpo glaciale scarsamente alimentato che soffre a causa della pressione climatica e antropica. Le trasformazioni ambientali si stanno ripercuotendo su questo ambiente glaciale e dobbiamo tenerne conto sia per i ghiacciai sia per le aree circostanti».
La Carovana dei ghiacciai e Una firma per i ghiacciai – con partner sostenitori FRoSTA, Sammontana, FPZ, partner tecnico Ephoto, media partner La Nuova Ecologia e L’Altra Montagna – con la tappa sulla Marmolada conclude il suo viaggio lungo l’arco alpino iniziato con un’anteprima il 5 agosto sul ghiacciaio dei Forni, in Lombardia, per poi prendere ufficialmente il via il 18 agosto con sei tappe: due all’estero e quattro in Italia. Obiettivo monitorare lo stato di salute del ghiacciaio Mer De Glace in Francia sul Monte Bianco, i ghiacciai della Valpelline in Valle D’Aosta, il ghiacciaio del Flua sul Monte Rosa, il ghiacciaio del Fellaria in Lombardia, i ghiacciai delle Alpi Giulie e quello della Marmolada. Legambiente invita tutti a firmare la petizione on line «Una firma per i ghiacciai» per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai e salvare il nostro ecosistema. Una petizione che l’associazione ambientalista ha lanciato a settembre.

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