Biodiversità a rischio. L’allarme di Legambiente

Mag 28, 2024

Sos dell'associazione ambientalista: preccupano avifauna e anfibi. Italia in ritardo sia nella creazione di nuove aree protette sia nel frenare la cattura accidentale delle specie durante la pesca
di Redazione
biodiversità a rischio

Foto tratta da /www.legambiente.it

Biodiversità sempre più a rischio. Minacciata soprattutto da crisi climatica, inquinamento, catture accidentali e azioni antropiche. A preoccupare, in particolare, è lo stato di salute di avifauna e anfibi, a cui Legambiente, dedica quest’anno uno speciale all’interno del suo report Biodiversità a rischio 2024. Dal Fratino – a rischio estinzione e la cui presenza nelle spiagge italiane è calata di oltre il 50% negli ultimi 10 anni alla berta maggiore e minore e al gabbiano corso, che soffrono a causa del depauperamento degli stock ittici. Sotto osservazione anche gli anfibi, la classe di vertebrati più minacciata a livello mondiale. In Italia tra quelli più a rischio ci sono la salamandra di Aurora, a rischio estinzione – localizzata in una ristretta porzione boschiva delle Prealpi Vicentine e minacciata dalle pratiche forestali – il geotritone del Monte Albo – esclusivo della catena del Monte Albo nel nord est della Sardegna – è una specie vulnerabile, minacciata soprattutto dalla degradazione del suo habitat ad opera dell’uomo; il Geotritone del Sarrabus, il più minacciato in Italia, è in pericolo critico, è presente solo in Sardegna, nella regione sud-orientale del Sarrabus, ed è esposto alle minacce della crisi climatica e la Raganella sarda, un anfibio endemico della Sardegna, Corsica e Arcipelago Toscano, potrebbe risentire della carenza d’acqua nei siti riproduttivi e degli effetti negativi derivanti dall’uso eccessivo di prodotti fitosanitari agricoli.

A pesare su questa fotografia di biodiversità a rischio sono anche i ritardi dell’Italia sia nell’istituire nuove aree protette e zone di tutela integrale al 2030 sia nel frenare le varie minacce a partire dal bycacth, ossia la cattura accidentale delle specie durante l’attività di pesca. Si stima che nelle acque europee più di 200mila uccelli marini muoiano ogni anno a causa di questa pratica. Le catture accidentali nelle acque italiane si verificano soprattutto nello Stretto di Sicilia e nel Golfo di Trieste, tra le specie più a rischio, oltre alla berta maggiore mediterranea, la berta minore, il gabbiano corso, c’è anche il marangone dal ciuffo. L’altro pericolo è rappresentato dalla plastica in mare e dalle microplastiche. Una nuova malattia tipica dell’avifauna marina è la plasticosi, una fibrosi nel tratto gastrointestinale, indotta dall’ingestione continua e abbondante di plastica, che provoca lesioni e inspessimenti dei tessuti con effetti gravi sulla crescita, la digestione e la sopravvivenza degli animali. L’associazione ambientalista chiede una maggiore tutela della biodiversità, a partire da avifauna e anfibi preziosi termometri dello stato di salute di mare e zone umide, l’istituzione di più aree protette e più interventi in Italia e in Europa.

«Frenare la perdita di biodiversità – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è uno dei principali impegni da affrontare su scala globale a partire dal continente europeo. In particolare, nella prossima legislatura, l’Europa confermi gli obiettivi del green deal e della Strategia per la biodiversità. Non possiamo arretrare né in Europa, né in Italia. Serve una decisa inversione di tendenza politica e strumenti operativi e nuove norme capaci di accompagnare i territori verso la transizione ecologica e nel creare più aree protette». «L’Italia – commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – è un Paese ricco di biodiversità ma anche di contraddizioni che frenano le politiche di conservazione della natura. Per questo è fondamentale un cambio di passo e un’azione decisa, a livello nazionale ed europeo, per raggiungere gli obiettivi al 2030 su clima e biodiversità e su cui non il nostro Paese non può tirarsi indietro». Legambiente lancia così un appello all’Italia e all’Europa indicando le priorità dei prossimi anni in tema di tutela della biodiversità. Quattro le priorità su cui l’Italia dovrà lavorare: accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette e zone di tutela integrale e sbloccando quelle ancora in stallo che ammontano a 70. Attuazione dei Piani d’Azione e Strategie comunitarie, adottati dall’Ue per favorire la protezione e valorizzazione della biodiversità, come la Strategia Marina che pone particolare al degrado degli habitat. Vietare la pesca a strascico in tutti i parchi nazionali marini e le aree marine protette come sta facendo la Grecia. Valorizzare  le esperienze virtuose messe in campo in questi anni, dalle buone pratiche territoriali, ai progetti a tutela della biodiversità finanziati dal Programma Life dell’Ue.  Da parte sua l’Europa per evitare che la biodiversità sia a rischio poi deve confermare gli obiettivi del Green Deal e i target della Strategia per la biodiversità per tutelare legalmente almeno il 30 per cento di territorio e di mare. Deve favorire l’aumento della connettività e la resilienza degli ecosistemi marini e terrestri. Deve ridurre il consumo di suolo e contrastare il fenomeno delle specie alloctone invasive. Deve adottare piani di gestione della biodiversità integrati con Piani di adattamento ai cambiamenti climatici. Deve realizzare in modo efficace e trasparente il monitoraggio della biodiversità. Devee informare i cittadini e contrastare le fake news sulla coesistenza con i grandi predatori.

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