Ridare fertilità al territorio romagnolo colpito dall’alluvione dello scorso maggio. Grazie al gioco di squadra fra Timac agro Italia, azienda attiva nel settore della nutrizione vegetale, e l’Università di Bari Aldo Moro, entra in fase operativa un progetto dedicato all’agricoltura romagnola, in particolar modo della provincia di Ravenna. «Dopo l’alluvione – ha detto il direttore di Apimai Ravenna, Roberto Scozzoli – sono numerosi gli agricoltori che hanno ancora difficoltà a tornare ai regimi di produzione precedenti l’evento: l’acqua ha lasciato sui terreni uno spesso strato di limo e sabbia fine, ma anche inquinanti di varia natura oltre ad alterazioni della falda che, in alcune aree, si rivelano tuttora un ostacolo per la normale ripresa dell’attività agricola. Numeri alla mano parliamo di circa 8mila aziende coinvolte». Il progetto di Timac agro e Uniba può contare sul supporto scientifico del Centro mondiale dell’innovazione di groupe roullier a Saint Malo e intende fornire soluzioni concrete e all’avanguardia a tutti gli operatori del settore. Punto di partenza è lo studio del cambiamento climatico, per indagare gli effetti che le inondazioni hanno indotto sul suolo e il loro impatto sulle risorse idriche sotterranee, delineando così una base scientifica volta a sviluppare strategie di adattamento e mitigazione, tenendo conto, inoltre, dell’attuale innalzamento del livello del mare.
«Siamo orgogliosi di poter dare il nostro contributo al pieno ripristino della produttività di un importante comprensorio agricolo del nostro Paese – commenta l’amministratore delegato di Timac agro Italia Pierluigi Sassi – a distinguere l’azienda sono la visione, la capacità di immaginare e sviluppare risposte efficaci ai possibili scenari futuri, generati in prima istanza dall’evoluzione del cambiamento climatico». Il progetto si svilupperà su un arco temporale di tre anni, durante il quale gli esperti prevedono anche la calibrazione di uno scanner spettroscopico di ultima generazione, utilizzato per la rilevazione e la spazializzazione di dati fisico chimico dei suoli, direttamente sul campo. Gli studiosi si occuperanno di analizzare la fertilità dei terreni attraverso una serie di indicatori e al contempo esamineranno la caratterizzazione granulometrica del particolato solido e la porosità del suolo, oltre alle caratteristiche fisico chimiche delle falde del territorio. E sarà utilizzata anche l’analisi satellitare. Le alluvioni influiscono sulla temperatura del suolo e una parte del progetto consisterà nel confronto degli indici satellitari prima e dopo l’inondazione, per classificare le zone per intensità dell’evento e di seguito definire la metodologia di campionamento spaziale da adottare. Saranno inoltre implementati modelli numerici idrogeologici che possano simulare gli eventuali impatti di inquinamento in futuri scenari, conseguenti a eventi alluvionali di intensità e durata variabile.
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