Rispetto! No moto sui sentieri. E’ il titolo del flash mob che il Club alpino italiano ha organizzato per ribadire la propria netta contrarietà alla norma regionale che da gennaio scorso consente di percorrere i sentieri umbri con i mezzi motorizzati. Quest’anno l’assemblea dei delegati del Cai si svolge ad Assisi e rappresenta un’ulteriore occasione per chiedere alla Regione Umbria rispetto per il lavoro dei soci impegnati a titolo volontario nella manutenzione dei sentieri, il cui fondo viene gravemente danneggiato dal passaggio dei mezzi a motore.
A Rispetto! No moto sui sentieri parteciperanno oltre 1.200 Delegati delle Sezioni Cai di tutta Italia, il presidente generale Antonio Montani, i componenti del Comitato direttivo centrale e i Consiglieri centrali, è fissato per sabato 25 maggio alle 19 in Piazza del Comune. In Umbria i volontari delle Sezioni del Cai si occupano della manutenzione di 447 percorsi, per un totale di 3.570 chilometri, della Rete escursionistica regionale. Un lavoro gratuito, portato avanti da decenni, che ha permesso di conservare quel patrimonio di viabilità in ambiente naturale utilizzato oggi dalla Regione Umbria per definire il proprio territorio «il cuore verde d’Italia». Se si dovesse «monetizzare in termini orari questo lavoro, si otterrebbe una cifra di diversi milioni di euro all’anno», segnala il Cai.
Il secondo aspetto che il Cai vuole evidenziare è la miopia della Regione nel ritenere che una promiscuità di frequentazione della rete sentieristica da parte di escursionisti a piedi e di mezzi a motore possa portare risultati economici di rilievo, al di là dei danni provocati al fondo dei sentieri. «Dove questa convivenza è stata sperimentata – fa sapere il Cai – ha portato un drastico calo delle presenze turistiche dei camminatori e, dopo un’impennata iniziale, anche una contrazione dei frequentatori con mezzi a motore. Per dimostrare l’assurdità dell’emendamento Puletti, poi approvato nella legge di bilancio, tre mesi fa abbiamo consegnato un dossier alla presidenza della Regione Umbria: dimostra che i 10mila euro per l’apposizione di cartelli di divieto, unico strumento per vietare il transito sui sentieri ai mezzi a motore, non sono assolutamente sufficienti, considerata la quantità di sentieri. Servirebbe quasi mezzo milione di euro, pur tenendo conto che l’esecuzione dei lavori è in carico all’Agenzia forestale regionale dell’Umbria a prezzo calmierato. A ciò si aggiunge il tempo necessario alla realizzazione e posa dei cartelli, oltre al probabile impatto paesaggistico».
«I nostri volontari, circa 6mila in tutta Italia, sono al lavoro tutto l’anno per la cura di un bene collettivo come la rete sentieristica, la prima e fondamentale infrastruttura leggera che consente il turismo sostenibile nei territori montani – conclude Antonio Montani – Ad Assisi vogliamo lanciare un messaggio simbolico, ma chiaro: è inaccettabile avere sentieri che vengono costantemente rovinati dal passaggio dei mezzi motorizzati. Invitiamo ancora una volta la Regione a rivedere una norma che compromette, a beneficio di un numero limitato di persone, un bene che è di tutti e per tutti».
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