Il suolo può essere degradato più da una cattiva gestione dell’uomo di quanto non possa fare il cambiamento climatico. E’ quanto emerso dall’intensa tre giorni che ha celebrato il Centenario della Iuss (l’Unione internazionale delle scienze del suolo), che ha riunito le Società scientifiche nazionali del suolo di circa 80 Paesi del mondo. La kermesse internazionale – organizzata dalla Iuss e dalla Siss (Società Italiana delle Scienze del Suolo) e patrocinata dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste – ha visto la partecipazione di più di 1500 scienziati. Oltre a celebrare la nascita della Iuss, hanno fatto il punto sui temi caldi inerenti la salute e la gestione del suolo, quali la salinizzazione, la gender equality (uguaglianza di genere), le politiche globali, la gestione del rischio, la rigenerazione, la degradazione, l’aumento della sostanza organica.
Circa 100 sessioni scientifiche per uno sguardo completo sul suolo, per un momento di confronto e aggiornamento che ha toccato anche argomenti di carattere più generale quali sviluppo sostenibile, economia circolare, sicurezza alimentare e idrica, città sostenibili e vivibili, tecnologia, e digitalizzazione delle informazioni, ma anche più specifici sul suolo quali consumo, erosione, inquinamento, impoverimento di nutrienti (azoto, fosforo, potassio), fertilizzanti, conservazione della biodiversità. Il congresso, momento di riflessione che mette al centro la conoscenza perché solo attraverso questa si po’ produrre di più salvaguardando la qualità dei suoli è stato celebrato in Italia, poiché è in Italia che la Iuss è stata istituita, esattamente 100 anni fa, il 19 maggio 1924 a Roma, a Villa Lubin, attuale sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.
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