Contratti intermittenti. Viterbo seconda città del Lazio per attivazioni

Mag 17, 2024

Il focus della Uil di Viterbo: lavoro sempre più precario che non offre futuro a lavoratrici e lavoratori
di Redazione

contratti intermittentiSono stati 24400 i contratti attivati nel 2023 nella Tuscia. Di questi soltanto 5400 possono definirsi stabili (a tempo indeterminato e apprendistato), i restanti 19mila hanno riguardato forme di lavoro atipiche: 13200 a termine, 2800 stagionali, 700 in somministrazione e infine 2300 intermittente. Tradotto il tutto in percentuale ciò significa che il lavoro stabile è stato relegato a un misero 22 per cento, mentre quello atipico è schizzato al 78 per cento. L’analisi dei dati di flusso dell’Inps – elaborati dall’Istituto di ricerca Eures e dalla Uil del Lazio nell’ambito dell’Osservatorio regionale sul precariato – aiutano a capire la qualità del lavoro a Viterbo e provincia.

«E’ un lavoro sempre più precario – dice Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil di Viterbo – che non offre futuro alle persone. E che a livello regionale ci pone al secondo posto dopo la Capitale per contratti intermittenti avviati. Dopo Roma con circa 40mila attivazioni, c’è il nostro territorio (2300), poi Latina (2100), Frosinone (1100) e infine Rieti (300)». Ma i frutti avvelenati della precarizzazione del lavoro sono ovunque. Se nel 2019 i contratti di lavoro stabili attivati in tutto il Lazio avevano rappresentato il 21,9 del totale, nel 2021 la percentuale è scesa ancora al 19,2. E a fine 2023 c’è stata una ulteriore contrazione, che ha fatto scendere il totale dei contratti stabili al 18.7 per cento.

«Una discesa che sembra senza fine – conclude l’esponente sindacale – durante la quale si consuma il dramma dell’instabilità lavorativa, le scarse certezze per il futuro e l’impossibilità di programmare un domani. E’ una spirale perversa che, se non riusciremo a spezzare, finirà per offrire soltanto lavoro povero e mal retribuito». «E’ per questo che la Uil con il suo segretario Pierpaolo Bombardieri non si stancherà di chiedere al governo – conclude Turchetti – interventi per i tanti giovani che stanno rimanendo irrimediabilmente indietro. I contratti intermittenti posso essere limitati.  Possiamo seguire il modello spagnolo che ha drasticamente frenato il ricorso a forme contrattuali precarie. E poi serve anche una seria politica industriale e di sviluppo che valorizzi ogni singolo territorio del Paese».

 

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