Sette miliardi di parole. Sociale, emozioni e sentimenti in musica

Apr 10, 2024

Sandro Curatolo, autore, paroliere e voce della band romana PuraUtopia, racconta in anteprima il suo nuovo album da solista che uscirà a settembre
di Giancarlo Narosi
sette miliardi di parole

Sandro Curatolo, foto di Alessandro Ziantoni

«Sette miliardi di parole». E’ il titolo del nuovo album di Sandro Curatolo – classe 1973 – autore, paroliere e voce della band romana PuraUtopia. Dopo un periodo di silenzio, da non confondere però con l’inattività, «ho scritto per altri – racconta – e tentato qualche esperimento per conto mio» torna con un lavoro artistico rigorosamente autoprodotto «perchè –  spiega – per me non si tratta di un business ma del modo migliore per tirare fuori quello che mi piace e condividerlo con chi vuole». Dalla sospensione che si attraversa per la perdita di una persona cara a un amore nato sui social che prova a crescere, dall’incomunicabilità alla necessità di conoscere la parte più intima di noi stessi, sono dieci i brani che trasformano emozioni in musica. L’autore ci racconta tutto in anteprima.

Dopo quindici anni di musica con PuraUtopia e Co.Co.Co, che è stata una decisa incursione nel mondo del lavoro con testi ancor oggi attualissimi, c’è stato un periodo di silenzio. Cosa hai fatto in questo periodo? Sono successe tante cose. Ad esempio ho lasciato l’Italia per trasferirmi stabilmente a Praga. Ho scritto un po’ per altri e tentato qualche esperimento per conto mio. C’è stata poi una breve parentesi con i Malastrana, una band composta da musicisti di diversi paesi europei. In realtà non ho mai smesso di scrivere, anche perché è il mio modo di confrontarmi con la realtà e tentare di interpretarla. E nel frattempo ho raccolto tante ispirazioni, accumulato idee, brani e stralci di cose che si sono trasformate nel progetto di questo prossimo album che – se tutto va bene – vedrà la luce dopo l’estate.

La produzione di PuraUtopia è stata caratterizzata da contenuti sociali e politici – qualcuno direbbe anche poco Politically correct – che differenze troveremo in questo nuovo album? Chi ha familiarizzato con gli album della band ne troverà molte. Credo di aver sviluppato alcuni aspetti della composizione, sia dal punto di vista dei testi che musicale, che nelle precedenti produzioni erano in stato embrionale. Nei lavori che ascolterete, le tematiche sociali sono sempre presenti, però mi sono sentito libero di far trasparire anche le emozioni e i sentimenti che le accompagnano. Questa è una cosa che forse raramente mi ero permesso. Sento che in questo momento sociale, in cui tutti gridano e si accapigliano per le proprie opinioni, ci sia una grande necessità di approfondimento, di riflessione, di onesto confronto. Abbiamo un grande bisogno di imparare di nuovo ad ascoltare gli altri e noi stessi. Nei momenti di grande crisi e pericolo (e questo purtroppo sembra essere uno di quelli) credo che ci sia una vocina che si mette a sussurrare nel profondo delle coscienze umane. Forse è arrivato il momento di fare un po’ di silenzio e di ascoltare cosa ha da dirci. Anche l’aspetto musicale di questo album risente di questa riflessione ed è molto più asciutto ed essenziale. E’ un disco molto suonato.

A proposito del titolo dell’album, perchè «Sette miliardi di parole»? Sette miliardi di parole, che è anche un brano che si troverà nell’album, parla proprio di questa necessità di ascoltarsi. Sette miliardi sono idealmente le persone con cui dividiamo l’affitto di questa meravigliosa palla sulla quale camminiamo e ognuna ha il suo modo di vedere il mondo. È una riflessione sulla realtà, o su quello che si crede che sia la realtà in questa epoca di polarizzazione quasi patologica delle opinioni. La visione alla quale siamo abituati è che esiste una realtà oggettiva e tante persone che la osservano.  Ma dimentichiamo che ogni persona possiede una sua realtà, una sua visione del mondo. Ogni persona che incontriamo per strada è un universo meraviglioso e uno sguardo che costruisce attivamente il mondo che lo circonda. Se dovessimo immaginare una realtà questa sarebbe più simile a una rete molto complessa di questi sguardi. Ogni persona è un mondo differente e questa differenza può essere un motivo di paura e di isolamento oppure un motivo di curiosità e scoperta. Il testo di sette miliardi di parole prova ad affrontare questo argomento.

Come è cambiata la realtà musicale negli ultimi anni e come vedi il panorama nazionale?  La tecnologia ha cambiato moltissimo il modo di fare musica e anche i circuiti di produzione. Rispetto a qualche anno fa oggi è molto più semplice ed economico produrre e distribuire la propria musica. Ci sono in giro un sacco di produzioni tecnicamente di alta qualità realizzate in home Recording. Una volta una band o un artista doveva realizzare un grosso investimento o trovare una buona produzione per sostenere i costi di registrazione che poi si rifinanziavano con le vendite del disco. Oggi anche la distribuzione è completamente cambiata e non si vendono più i “dischi”… Anche il ruolo del produttore è completamente cambiato da quando il mercato si è spostato dal fisico al virtuale.

Quindi sette miliardi di parole sarà un’autoproduzione? Sì. Per produrlo ho scelto la via del foundraising. Una forma in cui il tuo pubblico diventa il produttore del disco che verrà fuori. E’ una sorta di prevendita del disco con diverse possibilità di contribuzione. Sicuramente è un po’ impegnativa da organizzare, ma è interessante vedere come le persone appoggiano il progetto. Per me non si tratta di un business ma del modo migliore per tirare fuori quello che mi piace e condividerlo con chi vuole.

Dal punto di vista della creatività quali novità ti sembra abbia portato la tecnologia? Se l’avanzamento tecnologico ha provocato qualche miglioramento tecnico non sembra che abbia aggiunto molto alla creatività. Anzi, a dire il vero mi sembra che ci sia una certa tendenza all’omologazione. Ovviamente parlo come una persona di cinquant’anni, ma non vedo in giro grandi novità, ma tante ripetizioni della stessa cosa. Mi sembra che tutta questa storia di internet non abbia portato ad un grande pluralismo ma piuttosto a grandi monopoli, anche culturali. Se penso a tutto quello che potrebbe accadere con tema dell’intelligenza artificiale a volte mi vengono i brividi, ma sono comunque ottimista.

Come si può sapere di più o appoggiare la produzione del disco? E’ molto semplice: questo è il link del foundraising. Mi raccomando, cliccateci.

 

 

 

 

 

 

 

 

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