Il lavoro nel Lazio? Sempre più precario

Feb 6, 2024

Tra i contratti attivati nei primi nove mesi del 2023 soltanto un contratto su cinque è stato a tempo indeterminato
di Alberto Civica

il lavoro precarioLavoro sempre più precario nel Lazio. Dei 733 mila contratti attivati nei primi nove mesi del 2023 nel Lazio, ben l’81% è a tempo e solo il 19%, ovvero meno di un contratto su cinque, è stabile. Dato questo superiore a quello nazionale, dove i nuovi rapporti precari hanno rappresentato il 79% del totale (6,27 milioni). Regione più virtuosa la Lombardia con 1,15 milioni nuovi contratti avviati, di cui il 26% stabile e il 74% atipico. Composizione analoga, anche se con un numero minore di contratti totali, in Piemonte e in Veneto. Fanalino di coda invece Valle d’Aosta, Molise e Basilicata, dove si contano, rispettivamente, 19,8, 21,6 e 47,2 mila nuovi contratti. Questo quanto emerge dal report periodico realizzato dalla UIL Lazio e dall’istituto di ricerca Eures.

Nel confronto tra i primi nove mesi del 2023 e lo stesso periodo dell’anno precedente le attivazioni dei nuovi contratti nel Lazio risultano in crescita dell’1,1% (+7,8 mila contratti), andamento determinato pressoché esclusivamente da forme atipiche e precarie, tanto che nell’arco di tale periodo i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti del 9,5% (-11,5 mila attivazioni). A farne le spese è stato soprattutto il settore dei servizi, ovvero quel settore che dovrebbe rappresentare il traino dell’economia laziale, poiché assorbe il maggior numero di lavoratori. Qui nei primi nove mesi del 2023 si contano circa 653 mila attivazioni, a fronte di “appena” 79,8 mila attivazioni nel comparto industriale (32,1 mila nel manifatturiero e 47,7 mila nel comparto edile). Ma è proprio nei servizi che la precarietà raggiunge i massimi livelli: al terzo trimestre 2023, infatti, i contratti stabili rappresentano appena il 16,6% delle attivazioni, risultato peraltro in forte flessione rispetto al periodo precedente (gennaio-settembre 2022), quando i contratti a tempo indeterminato e quelli di apprendistato assorbivano il 18,2% del totale. Assume molto meno il comparto industriale ma l’occupazione risulta più stabile. Il 38,4% delle nuove attivazioni del settore sono state a tempo indeterminato e in apprendistato, salendo al 43,6% nella sola industria in senso stretto.

Ciò significa che il comparto va potenziato e in quest’ottica diventano ancora più inammissibili le vicende di Fiorucci, Stellantis, Gucci o altri grandi marchi che ultimamente stanno puntando su prepensionamenti o trasferimenti in altra sede. Se c’è un settore che più di altri punta sui contratti a tempo indeterminato, allora va difeso perché garantisce un’occupazione stabile e quindi con piu tutele. Ma il maggiore sforzo va fatto per migliirare salari, condizioni di lavoro e ridurre precarietà nel mondo dei servizi che assorbe la fetta piu cospicua di lavoratori e che, purtroppo, risente di una retribuzione nettamente inferiore e di una tipologia lavorativa che non potrebbe nemmeno essere considerata tale. Perché non è certo lavoro ottenere uno o due contratti a settimana o addirittura al mese

Il campo delle costruzioni, dove il tempo indeterminato nel periodo gennaio-settembre 2023 ha raggiunto il 34,9%, registra però una contrazione nelle attivazioni del 9,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Flessione dovuta sicuramente agli effetti di sospensione e/o marginalizzazione delle politiche espansive adottate a livello governativo nei periodi precedenti. C’è quindi una stretta correlazione tra un’economia maggiormente votata alla terziarizzazione e l’incidenza dei contratti precari, correlazione che trova ulteriore conferma qualora si prendano in considerazione i dati relativi alle regioni che registrano le quote più significative di contratti stabili, vale a dire, Lombardia, Piemonte e Veneto. In questi territori, infatti, la quota di attivazioni assorbita dal terziario risulta inferiore all’80%, laddove quella relativa all’industria si attesta almeno al 20,9%, risultato pari a quasi il doppio di quello osservato nel Lazio, dove il settore secondario concentra appena il 10,9% delle attivazioni.

La totale precarizzazione del mercato non fa sconti a nessuno. Giovani e meno giovani. Sebbene sia nella fascia 30-50 anni che si concentra il maggior numero di nuovi contratti (44,7% del totale), si tratta anche qui come per i più giovani di forme a tempo (80%). Percentuale che sale di poco più di un punto nella fascia degli under30, dove le attivazioni hanno rappresentato il 35% del totale e dove sono aumentati di parecchio i contratti di apprendistato (10% del totale). Non va meglio per gli over 51: 149 mila contratti, di cui l’81% precario.

 

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