«Estamos con vosotros». «Vamos a parar”. Voci e solidarietà espresse di fronte alla sede dell’ambasciata dell’Argentina a Roma da Cgil e Uil, che hanno animato un presidio di denuncia delle politiche del neopresidente Javier Milei. Ieri in piazza Esquilino, con bandiere biancoazzurre e slogan di protesta, c’erano attivisti e cittadini originari del Paese latinoamericano. Hanno manifestano a poche ore dal via delle dimostrazioni in Argentina, convocate dalle confederazione Cgt, Ctat e Ctaa nel giorno del «paro nacional», lo sciopero contro la Ley Omnibus, un decreto firmato da Milei che liberalizza il mercato del lavoro e apre a nuove privatizzazioni.
«In un Paese che vive tante difficoltà e che dovrà affrontare molti problemi sul piano economico, sociale e strutturale bisogna costruire un tavolo di confronto con le parti della rappresentanza sociale – hanno detto i sindacati italiani». Estamos con vosotros. In piazza c’era anche Enrico Calamai, ex console italiano, detto «lo Schindler di Buenos Aires» per esser riuscito a mettere in salvo negli anni Settanta più di 300 perseguitati dal regime dei colonnelli. «Di fronte a un governo che nega le atrocità commesse allora e che appare anzi deciso a colpire i diritti del lavoro e i diritti umani – ha sottolineato l’ex diplomatico – c’è molta rabbia tra gli argentini in Italia, soprattutto tra coloro che arrivarono esuli nel periodo terribile della dittatura».
«Il governo sembra puntare a una progressiva cancellazione dei diritti del lavoro – ha conclusoCalamai – senza alcuna contropartita, in nome del libero mercato e del neoliberismo, di una mano magica che dovrebbe risollevare l’economia. Il rischio è che invece non si faccia altro che creare ingiustizia, disuguaglianza e fame diffusa». Il decreto è stato inviato al Congresso per la conversione in legge questa settimana. Rispetto al testo approvato a dicembre, il numero degli articoli è stato ridotto da 664 a 523. Tra i cambiamenti, chiesti da alcune forze di opposizione, l’eliminazione della compagnia petrolifera Yfp dalla lista delle società da privatizzare. Solo parziali poi le vendite di altri gruppi pubblici, come Nucleoelectrica Argentina, Banco Nacion and Arsat satellite telecommunications: in questi casi, stando al nuovo testo, se sarà approvato, lo Stato dovrà mantenere una quota di controllo.
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