Sempre più lavoro precario nel Lazio

Ott 16, 2023

Dal report dei primi sei mesi del 2023 - elaborato con l'Eures - emerge un panorama inquietante: crescono gli atipici
di Alberto Civica, Segretario generale Uil Lazio

Sempre più lavoro precarioLavoro sempre più precario e a breve termine nel Lazio. Il 60 per cento dei contratti attivati ha una durata inferiore a un mese e il 38,5 per cento  soltanto di un giorno soltanto. I dati del primo semestre 2023, però, ci dicono che l’occupazione è in ripresa, 2,5 punti percentuali in più rispetto al 2022, e che è diminuito sia il numero dei disoccupati (-1,2 punti percentuali) sia quello degli inattivi. Ma cala di 9,4 punti percentuali il lavoro a tempo indeterminato. Sono alcuni dati che emergono dal report «Occupazione e qualità del lavoro nel Lazio nel primo semestre 2023», che abbiamo elaborato con l’istituto di ricerca Eures.

I contratti di lavoro attivati nella nostra regione da gennaio a giugno sono stati 492,7, ovvero l’11,5% del totale nazionale, un risultato in crescita dell’1,2% rispetto al primo semestre dell’anno precedente, ma l’incremento è determinato esclusivamente dalle forme contrattuali atipiche. Sono cresciuti infatti i rapporti di lavoro a termine del 5,2% (+14 mila in valori assoluti) sia quelli in somministrazione del +6,1% (+2,5 mila unità in termini assoluti). Sul fronte opposto, sono stati proprio i contratti a tempo indeterminato a presentare la flessione più consistente: rispetto al primo semestre del 2022, infatti, diminuiscono del 9,4% (-8.100 unità). Flessione in linea con il dato nazionale dove si registra un meno 6,1%, ovvero oltre 47 mila lavoratori a tempo indeterminato in meno. 

Per quanto riguarda invece le cessazioni di rapporto sono state 412 mila unità e – in linea con quanto rilevato per le attivazioni – quelle di contratti a tempo indeterminato sono diminuite del 12,6%. Aumentano del 5,7% le cessazioni riguardanti contratti a termine (+12 mila in termini assoluti) e del 2,3% quelle relative ai contratti in somministrazione (+954 unità in valori assoluti), ovvero le due tipologie contrattuali contestualmente in crescita anche nelle attivazioni. Ciò significa che l’occupazione stabile sta subendo una progressiva erosione a favore di forme contrattuali precarie. Dai dati che emergono dal nostro osservatorio periodico sul tema ci accorgiamo di semestre in semestre e di anno in anno come il lavoro sia ormai a ore. Forme di totale precarietà che non garantiscono né dal punto di vista economico né purtroppo in termini di continuità, professionalità e sicurezza.

Precarizzazione confermata anche dalle tipologie contrattuali: in questi primi sei mesi infatti quelle stabili hanno rappresentato appena il 20% del totale delle attivazioni (erano il 22% nel 2022). Un dato peraltro inferiore a quello nazionale, dove i contratti stabili hanno rappresentato, il 21,1% del totale. Positivo invece il saldo tra attivazioni e cessazioni nel tempo determinato, vero indicatore della crescente precarizzazione, che nel Lazio è pari a 58.679 unità ed a 574.344 unità su base nazionale. Un mercato del lavoro che appare sempre più contraddistinto da rapporti precari e discontinui, che impoversisce lavoratrici e lavoratori.

 

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