Burnout, il 76% dei lavoratori ha sperimentato un sintomo

Ott 10, 2023

Mindwork, la società italiana per la consulenza psicologica online, presenta i dati della quarta ricerca ricerca BVA Doxa
di Redazione
burnout

Foto tratta da https://pixabay.com

In occasione della Giornata Mondiale per la Salute Mentale, Mindwork, prima società italiana per la consulenza psicologica online in ambito aziendale, presenta i dati della ricerca BVA Doxa, giunta alla sua quarta edizione, dedicata ai vissuti, ai bisogni e ai desiderata dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia. Dai risultati emerge un dato significativo: il 76% dei lavoratori e delle lavoratrici italiani ha sperimentato almeno uno dei principali sintomi del burnout – sensazione di sfinimento, calo dell’efficienza lavorativa, aumento del distacco mentale, cinismo rispetto al lavoro – una percentuale in crescita del +14% rispetto allo scorso anno. Il sintomo più diffuso è la sensazione di sfinimento mentre per la GenZ, nello specifico white collar, il sintomo più frequente risulta essere il calo dell’efficienza lavorativa (56%). La ricerca indaga anche l’effettiva diagnosi di burnout: l’ha ricevuta, 1 persona su 5. Ciononostante, è diffusa la difficoltà ad assentarsi dal lavoro per prendersi cura di sé, specialmente tra i e le blue collar: solo il 19% ha effettuato più di 5 giorni di assenza dal lavoro a causa di questo fenomeno. La percentuale sale invece per white collar (55%) e dirigenti (62%). Il 58% delle persone che sperimenta malessere psicologico nella propria vita personale, vive la stessa condizione anche a lavoro e viceversa. In particolare, 1 persona su 2 dichiara di soffrire di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro. Inoltre, 1 persona su 2 sperimenta condizioni di stress elevato; dato che appare ancora più critico per i e le dirigenti (61%), confermando l’andamento dello scorso anno. Purtroppo, sempre in continuità con i dati 2022, l’ambiente di lavoro si conferma come meno adatto ad esprimere il proprio malessere rispetto al contesto familiare (41%). Più della metà degli intervistati afferma di aver lasciato il lavoro per motivi di malessere emotivo ad esso correlato (54%) durante la propria carriera, fenomeno in evidenza per Gen Z e Millennials, in cui la percentuale aumenta rispettivamente del 66% e del 59%.

Nel contesto che viviamo caratterizzato da crisi multiple i giovani risultano essere i più colpiti dal punto di vista emotivo. Inoltre, appaiono i più sensibili ai cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca, in termini climatici, geopolitici e di etica del progresso tecnologico. E le aziende hanno la grande opportunità e la responsabilità di fare scelte etiche e inclusive della sfera psicologica, non solo perché è giusto farlo, ma perché solo così garantiranno la loro stessa sostenibilità, riuscendo ad attrarre e trattenere i migliori talenti” afferma Mario Alessandra, fondatore e amministratore delegato di Mindwork. Oltre 9 persone su 10 ritengono essenziale la promozione del benessere psicologico da parte dell’azienda (96%). Tuttavia, nel 67% delle organizzazioni italiane il servizio di supporto psicologico non è presente. Laddove disponibile, viene valutato positivamente dal 51% dei lavoratori e delle lavoratrici appartenenti alla categoria blue collar. In notevole crescita anche la quota di persone che valuterebbero positivamente la messa a disposizione del servizio di supporto psicologico (73%), più precisamente relativamente ai white collar (76%) e blue collar (79%). Dato indicativo quello riguardante i e le caregiver, il cui 88% dichiara che questo ruolo ha un impatto considerevole sul proprio benessere psicologico: 6 su 10 dichiarano la necessità di supporto da parte dell’impresa nella gestione del proprio ruolo (59%), sebbene solo il 20% sente di riceverlo. Allo stesso modo, per l’89% di lavoratori e lavoratrici con figli, il ruolo genitoriale ha un impatto significativo sul proprio benessere psicologico. Più precisamente, 1 genitore su 2 riferisce il bisogno di supporto da parte dell’azienda nella gestione dei propri figli (48%). Tuttavia, solo il 25% ritiene di riceverlo.

«Nel contesto che viviamo caratterizzato da crisi multiple i giovani risultano essere i più colpiti dal punto di vista emotivo – afferma Mario Alessandra, fondatore e amministratore delegato di Mindwork – Inoltre, appaiono i più sensibili ai cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca, in termini climatici, geopolitici e di etica del progresso tecnologico. E le aziende hanno la grande opportunità e la responsabilità di fare scelte etiche e inclusive della sfera psicologica, non solo perché è giusto farlo, ma perché solo così garantiranno la loro stessa sostenibilità, riuscendo ad attrarre e trattenere i migliori talenti».  Oltre 9 persone su 10 ritengono essenziale la promozione del benessere psicologico da parte dell’azienda (96%). Tuttavia, nel 67% delle organizzazioni italiane il servizio di supporto psicologico non è presente. Laddove disponibile, viene valutato positivamente dal 51% dei lavoratori e delle lavoratrici appartenenti alla categoria blue collar. In notevole crescita anche la quota di persone che valuterebbero positivamente la messa a disposizione del servizio di supporto psicologico (73%), più precisamente relativamente ai white collar (76%) e blue collar (79%). Dato indicativo quello riguardante i e le caregiver, il cui 88% dichiara che questo ruolo ha un impatto considerevole sul proprio benessere psicologico: 6 su 10 dichiarano la necessità di supporto da parte dell’impresa nella gestione del proprio ruolo (59%), sebbene solo il 20% sente di riceverlo. Allo stesso modo, per l’89% di lavoratori e lavoratrici con figli, il ruolo genitoriale ha un impatto significativo sul proprio benessere psicologico. Più precisamente, 1 genitore su 2 riferisce il bisogno di supporto da parte dell’azienda nella gestione dei propri figli (48%). Tuttavia, solo il 25% ritiene di riceverlo.

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