Bicocca e Aba per salvare le tartarughe alle Maldive

Ago 3, 2022

La collaborazione è appena partita. L'obiettivo è ottenere nell'arco di un anno i primi dati epidemiologici sullo stato di salute delle tartarughe
di Redazione

bicocca e abaUna task force per promuovere attività di monitoraggio, analisi e salvaguardia delle tartarughe marine dell’arcipelago delle Maldive, nell’Oceano Indiano. E’ quanto previsto da un accordo firmato dall’Università di Milano Bicocca e dall’Aba – Associazione benessere animale, che consentirà di coniugare le competenze di veterinaria dell’associazione Aba con quelle di ecologia marina del MaRHE Center, il Centro di ricerca di eccellenza dell’Ateneo milanese, situato alle Maldive e dotato di grandi apparecchiature e laboratori all’avanguardia. L’equipe sarà guidata da Paolo Galli, docente di Ecologia del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università e direttore del MaRHE Center, e dal veterinario Giordano Nardini, presidente dell’associazione Aba e tra i massimi esperti mondiali nella cura delle tartarughe marine.

La collaborazione è appena partita e inizialmente si focalizzerà sulla ricerca di marcatori molecolari di stress nelle tartarughe marine: mediante l’analisi di un piccolo prelievo di sangue sui campioni di tartaruga recuperati in spiaggia o nell’oceano, l’equipe di ricercatori e veterinari potrà valutare lo stato di salute degli esemplari. L’analisi verrà effettuata di volta in volta con strumentazione all’avanguardia in grado di restituire valori dei parametri biochimici ed ematologici dei singoli campioni. I dati raccolti permetteranno ai ricercatori di avere indicazioni sullo stato di salute degli esemplari che vivono in popolazioni libere ad oggi molto poco studiate. Verrà inoltre valutata la presenza di malattie infettive o traumi provocati ad esempio da impatti con natanti, detenzioni in cattività o battute di pesca. Tutte le informazioni raccolte confluiranno in una banca dati, che si arricchirà di volta in volta andando a costituire una sorta di censimento dei rettili acquatici. In un secondo momento, gli studi verranno incentrati sul momento della riproduzione, con azioni di monitoraggio nei siti di nidificazione. Nella task force verranno coinvolti non solo i ricercatori del MaRHE Center ma anche gli studenti del corso di laurea magistrale in Marine Sciences dell’Università di Milano-Bicocca. Le competenze di ecologia marina dell’Ateneo milanese saranno fondamentali per studiare il comportamento, i siti di riproduzione, la riduzione della mortalità causata dalla pesca professionale.

Ulteriore obiettivo dell’accordo, la delineazione di linee guida da adottare per un comportamento responsabile da parte della comunità locale e dei turisti, che vengono in contatto, nelle acque dell’Oceano Indiano, non solo con le tartarughe ma anche con animali quali squali, balene, delfinià Dal rispetto dell’ambiente (per esempio, non lasciare rifiuti di plastica nel mare, facilmente confondibili dalle tartarughe come cibo) al rispetto dell’habitat e delle abitudini della fauna locale (per esempio, non disturbare i siti di nidificazione o le fasi di cova). «Sono orgoglioso di questa nuova collaborazione – afferma Galli, che spiega come le attività di ricerca e salvaguardia inizieranno nell’Atollo di Faafu – grazie anche alla fitta rete di collaborazioni che abbiamo con i Resort, in tutti gli Atolli Maldiviani. L’obiettivo è di coinvolgere nelle attività studenti universitari iscritti a Scienze Marine, Scienze Ambientali, Biologia». «Il risultato auspicato è di ottenere nell’arco di un anno i primi dati epidemiologici sullo stato di salute delle tartarughe e di poter procedere, nel caso fosse necessario, a curare e ad operare le prime tartarughe – conclude Nardini – dopodiché, vista la conformazione delle Maldive, costituite da circa 1.200 piccole isole difficilmente raggiungibili, cercheremo di mettere a disposizione un servizio di telemedicina veterinaria».

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