Meno comunicazioni col medico durante la pandemia

Lug 30, 2021

Difficoltà di accesso a visite e cure, sovraccarico degli operatori, mancanza di continuità assistenziale e minore supporto relazionale percepito. Ecco i risultati di una indagine dell'Osservatorio di Psicologia in cronicità
di Redazione

Meno comunicazioni col medicoMeno comunicazioni col medico curante per un terzo dei pazienti. Mentre quasi uno su dieci ha addirittura smesso di contattarlo. La pandemia ha inciso notevolmente sulla quotidianità e sulle nostre abitudini, mettendo però seriamente a rischio anche l’aderenza alle terapie. A rivelarlo è un’indagine realizzata dall’Osservatorio di Psicologia in cronicità in collaborazione con la Regione Lazio, presentata giorni fa in occasione dell’evento «Emozioni in Cronicità ai tempi del Covid 19 – Ricerche e prospettive future», organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.

La ricerca, che ha interessato 114 soggetti con una età compresa tra 20 e 86 anni affetti da diverse patologie – tra le quali diabete, artrite, tumori, cardiopatie – ha evidenziato con chiarezza il peggioramento dello stato di salute e della condizione psicologica dei pazienti cronici durante il periodo dell’emergenza sanitaria. A pesare, una molteplicità di fattori: le difficoltà di accesso alle visite e alle cure, il sovraccarico degli operatori, la mancanza di continuità assistenziale e il minore supporto relazionale percepito. In questo pur difficile scenario, l’11.4% dei pazienti ha invece riferito un miglioramento nella gestione della malattia, grazie anche alla riorganizzazione dei servizi a valle dell’emergenza. Le delicate implicazioni di tipo psicologico prodotte dalla pandemia hanno indotto circa il 40 per cento degli intervistati a ricercare un supporto specialistico. Tra coloro che vi hanno fatto ricorso, il 30 per cento ha riferito un sentimento di angoscia e fragilità legato al timore di un peggioramento della propria condizione a seguito di una possibile trasmissione del virus; il 32% ha lamentato la scarsa attenzione alle misure anti-contagio nel proprio contesto sociale e lavorativo; il 32% ha faticato a vivere con rassegnazione i cambiamenti imposti dall’emergenza; il 5% ha manifestato preoccupazione rispetto alle proprie capacità di autoregolazione.

Meno comunicazioni col medico, quindi. «I risultati dell’indagine – ha spiegato Mara Lastretti, Coordinatrice dell’Osservatorio di Psicologia in cronicità dell’Ordine Psicologi Lazio – hanno evidenziato come la Psicologia, attraverso la lettura dei vissuti e dei processi che regolano la vita di persone con cronicità e dei loro team, si sia dimostrata in grado di agevolare in modo significativo l’adozione di condotte virtuose. A tal riguardo, sul sito è disponibile il primo ebook sui casi di buone prassi adottate durante la pandemia da team integrati dalla funzione psicologica». Mentre i risultati dell’indagine «Emozioni in Cronicità ai tempi del Covid 19 – Ricerche e prospettive future sono sono disponibili sul sito dell’Osservatorio di Psicologia in cronicità.

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