Gusto olfatto e Covid. Ecco le conseguenze

Giu 1, 2021

Le alterazioni sono state attentamente valutate da un team di medici dell'ospedale Cattinara di Trieste. Lo studio fornisce una stima della persistenza dei disturbi a un anno dall'infezione
di Redazione

gusto olfatto e covidIl 70 per cento dei pazienti Covid, presi in esame da un team di medici all’ospedale Cattinara di Trieste, ha sofferto di disturbi di gusto e olfatto durante la fase acuta della malattia, in oltre l’80 per cento dei casi entrambi i sensi risultavano alterati. Circa la metà avevano un disturbo di intensità elevata e a un anno dal virus, in un paziente su tre fra quelli che avevano lamentato alterazioni durante la fase acuta della malattia, i sintomi persistono. Ecco gli esiti di una ricerca di Asugi, l’azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina.

Un ambulatorio è stato dedicato a questo tipo di esami all’ospedale cittadino – presso la Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Trieste – diretto da Giancarlo Tirelli. Istituito da circa 6 mesi, nella struttura i pazienti vengono sottoposti a una accurata raccolta dei dati clinici e anamnestici, oltre a una serie di test psicofisici per misurare il senso dell’olfatto e del gusto e a quantificare a caratterizzare l’eventuale alterazione. A conclusione degli esami alla persone viene indicato un percorso terapeutico che prevede l’esposizione quotidiana a fragranze che comprendono le categorie del floreale, fruttato, speziato e resinoso, un trattamento che si è dimostrato il più efficace nel recuperare il senso dell’olfatto perso. Oltre al recupero fisico delle persone, è stata portata avanti anche un’attività di ricerca.

Uno degli studi, condotto da Boscolo Rizzo, è stato quello di valutare la prevalenza delle alterazioni del gusto dell’olfatto a un anno dal covid: «Per fare ciò – spiega – abbiamo somministrato a un gruppo di 268 pazienti risultati positivi al Sars-CoV-2 nel marzo del 2020 dei questionari specifici e validati di valutazione dei sintomi». Un paziente su tre, anche dopo la guarigione, lamenta ancora disturbi. E tra gli altri dati emersi, sono stati identificati come fattori di rischio per la persistenza di disturbi di gusto e olfatto a dodici mesi dall’infezione, la durata della positività al tampone e la severità del disturbo durante la fase acuta. In particolare la prima duplica il rischio di persistenza dei disturbi ad un anno, mentre la seconda lo triplica.

«Questo studio – precisa Giancarlo Tirelli, che dirige l’ambulatorio – è il primo a fornire una stima della prevalenza della persistenza di disturbi chemosensoriali a un anno nei pazienti affetti da Covid lieve o moderata». Finora, non si è ancora raggiunta un’unanimità sulla spiegazione dei sintomi di perdita o diminuzione dell’olfatto, e perdita o diminuzione del gusto. «A essere coinvolto – spiega Asugi – è molto probabilmente il neuroepitelio che riveste parte delle cavità nasali: qui si trovano i neuroni sensitivi olfattivi circondati da cellule di supporto. Quest’ultime esprimono sulla loro superficie livelli molto alti del recettore ACE2 necessario affinché il virus possa infettare le cellule». Venendo meno il loro ruolo protettivo, anche i neuroni sensitivi olfattivi subiscono un danno indiretto. Tuttavia, proprio perché sono a contatto con l’esterno e possono danneggiarsi, questi sono gli unici neuroni dell’organismo che, grazie alla presenza di cellule staminali, sono capaci di rigenerarsi.

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