Bambini soldato. Una violazione atroce dei diritti

Feb 12, 2021

Per chi riesce a uscirne inizia un percorso difficile: ci sono da curare le ferite fisiche e quelle psicologiche. Da un recente rapporto dell'Unicef emerge che nel 2019 stati circa 7.750 i bambini reclutati e utilizzati da forze e gruppi armati
di Fra. Li.

bambini soldatoBambini soldato. Una violazione dei diritti dell’infanzia atroce. Dal rapporto del Segretario Generale su infanzia e conflitti armati, nel 2019 sono stati circa 7.750 i bambini reclutati e utilizzati da forze e gruppi armati, alcuni persino di 6 anni. Anche se inferiore rispetto al 2018, questo dato è allarmante. La maggior parte dei casi è stata registrata in Congo, Somalia e Siria. Le azioni rafforzate di prevenzione hanno portato al rilascio o alla separazione di oltre 13.200 bambini dalle forze armate o dai gruppi armati nel 2019. Per coloro che riescono a scappare o vengono rilasciati, l’assistenza disponibile è molto limitata. Le ferite fisiche possono diventare disabilità per la vita, quelle mentali possono causare conseguenze psicologiche di lungo periodo come disturbi post traumatici da stress.

«Con frustrazione e impazienza chiedo a tutti i gruppi e le forze armati di interrompere il reclutamento e l’uso di bambini – ha dichiarato il Rappresentante dell’Unicef in Sud Sudan, Andrea Suley – Chiedo al Governo del Sud Sudan di destinare dei fondi e avviare l’implementazione del Piano di Azione contro tutte le sei gravi violazioni contro i piccoli nei conflitti armati, firmato lo scorso anno». Mentre il mondo a breve ricorderà la Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini soldato, l’Unicef ha lanciato una video serie dal titolo «Quando chiudo gli occhi». Basata su esperienze reali in Sud Sudan, la serie ha l’obiettivo di portare attenzione sulle conseguenze psicologiche del venire utilizzati da gruppi e forze armate. «Dopo essere stati rilasciati o scappati – si legge nella nota dell’Unicef – i bambini spesso hanno incubi, comportamenti aggressivi, pensieri intrusivi e ansia. Una cattiva salute mentale è molto dannosa per lo sviluppo dei bambini, ma è spesso trascurata o non curata, visto che i fragili sistemi di assistenza sanitaria lottano per gestire i bisogni più elementari di assistenza sanitaria. In Sud Sudan, dove il numero di bambini usati in conflitti armati è alto, ci sono solo tre psichiatri, 23 psicologi e un centro psichiatrico con posti letto limitati. Con la chiusura delle scuole a causa della pandemia, un ulteriore spazio per il supporto psicosociale è venuto meno, peggiorando una situazione già difficile. Gli operatori sociali sono la spina dorsale del programma di reintegro supportato dall’Unicef per i bambini associati a forze e gruppi armati. Ognuno è seguito da un operatore sociale per 3 anni per aiutarlo a superare le esperienze difficili e ricostruire la sua vita e il suo futuro. Lo scorso anno il programma non è stato finanziato per il 73 per cento e non ha avuto la possibilità di rispondere a tutti i bisogni».

«Fornire ai bambini, che ne hanno già passate tante, la cura e il sostegno di cui hanno bisogno per ricostruire le loro vite dovrebbe essere una priorità – ha detto Suley – Questo significa un aumento dei finanziamenti per i programmi esistenti e un approccio ambizioso per ampliare l’assistenza alla salute mentale». Dal 2013, l’Unicef ha supportato il rilascio e il reintegro di 3.785 bambini soldato in Sud Sudan. Sotto l’ombrello della Commissione Nazionale per il Disarmo, la Smobilitazione e il Reintegro del Governo dello Stato africano, i bambini rilasciati vengono affidati a strutture temporanee realizzate dall’Unicef e i suoi partner dove ricevono beni come vestiti, cibo e servizi sanitari. Poi vengono registrati e l’Unicef inizia a rintracciare le famiglie per il ricongiungimento, laddove necessario.

 

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