Certificato vaccinale: sarà un mondo elitario?

Feb 4, 2021

«Riconoscere vantaggi a chi sceglie di vaccinarsi, subordinare l’accesso allo studio, alle istituzioni culturali e di ricerca, ai cinema, ai teatri, riduce lo spazio delle libertà personali»
di Carmelo Prestileo, Segretario organizzativo Uil Lazio

certificato vaccinaleE’ di pochi giorni fa l’annuncio della Regione Lazio che da questo mese ai vaccinati contro il Covid-19 sarà rilasciato un certificato vaccinale scaricabile online. Il documento – consegnato dopo aver ricevuto la seconda dose del farmaco – permetterà a chi ne sarà in possesso di ricominciare una vita quasi normale: cinema, teatri, palestre e gli aerei saranno a libero accesso. Chissa se dietro questo annuncio – che per l’Assessore D’Amato sarebbe anche sinonimo di efficienza amministrativa, salvo poi non riuscire ad adeguare la stessa macchina amministrativa al programma vaccinazioni, come sta avvenendo per gli ultra ottantenni – si cela, forse inconsapevolmente, un indirizzo politico che propende per l’obbligatorietà del vaccino?

Proviamo a immaginare questo scenario: un patentino previsto come indispensabile corredo per eventuali prestazioni (ad esempio per il personale delle Rsa), renderebbe indirettamente obbligatorio il vaccino stesso: è difficile infatti che qualcuno dica no se poi il diniego equivale al non poter lavorare. Eppure, ci sono illustri virologi – come il professor Le Foche del Policlinico Umberto I di Roma – che hanno messo in risalto il rischio di una vera e propria discriminazione sociale tra cittadini di serie A e cittadini di serie B, perché il certificato vaccinale si trasformerebbe di fatto in una carta elitaria. Patentino, lasciapassare, certificato vaccinale: tutto ciò merita una riflessione più approfondita sugli impatti che interventi e regolamentazioni possono avere sulle libertà personali. Che già con le norme connesse all’emergenza sanitaria risultano affievolite, come la libertà di circolazione, il diritto all’istruzione, quello di riunione. Ad oggi tutti conveniamo che sono provvedimenti transitori, che perderanno efficacia al decadere dell’emergenza. Ma non guardiamo a come queste – innovando strutturalmente principi e valori – possano avere invece ricadute potenzialmente discriminatorie. Urge allora una riflessione sulle previsioni normative e regolamentari, vagliarne l’eventuale censura di illegittimità costituzionale. Ogni norma va valutata attraverso i possibili impatti sulle libertà personali costituzionalmente garantite.

Riconoscere vantaggi a chi sceglie di vaccinarsi, subordinare l’accesso allo studio, alle istituzioni culturali e di ricerca, ai cinema, ai teatri, alle mostre d’arte, alle scuole di canto, ai trasporti, urbani, nazionali e transnazionali, riduce lo spazio delle libertà personali penalizzando, al contempo e con restrizioni, chi per propria personale convinzione e libertà sceglie di non vaccinarsi. Il pericolo è che si vada verso un mondo in cui ogni essere umano – grazie ai progressi della scienza – nell’essere immune da tutta una serie di fastidi e problemi di salute potrà godere di una piena libertà di espressione della personalità, subordinando forse a una certificazione la libertà personale, il pieno sviluppo della persona, l’effettiva partecipazione all’organizzazione economica, politica e sociale del Paese.

Adottare misure restrittive per la tutela della salute collettiva ha senso nel quadro più generale della provvisorietà e dell’urgenza. Ma avere uno sguardo al post pandemia, a come sarà il mondo dopo questo incubo, significa prestare attenzione oggi a che i diritti in gioco in questa emergenza sanitaria – apparentemente contrapposti – siano pienamente riconfermati nel loro profondo e fondamentale valore anche dopo. Non possiamo permetterci che il progresso scientifico – slegato da un controllo valoriale – possa creare una società dove le discriminazioni siano tollerate in ragione della tutela del bene alla salute individuale e collettiva. Attenzione, il timore è di non riuscire a trovare l’equilibrio, scivolando nella tentazione di far prevalere la tutela delle ragioni collettive su quelle individuali, ledendo, attraverso l’adozione permanente di strumenti urgenti, le ragioni e i valori della democrazia.

 

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