L’avverbio improvvisamente spia di malessere nei giovani

Gen 29, 2021

Sbalzi di umnore, isolamento, calo del rendimento scolastico sono campanelli di allarme che vanno intercettati per evitare il peggio
di Redazione

avverbio improvvisamente«Esiste un filo rosso per intercettare nei bambini e negli adolescenti il rischio di autolesionismo, comportamenti eccessivi o addirittura di commettere gesti estremi come il suidicio: è l’avverbio improvvisamente. Quando ci accorgiamo che i nostri figli improvvisamente cominciano ad avere un calo del rendimento scolastico, non vogliono più frequentare la scuola, si isolano all’improvviso, diventano aggressivi, cambiano carattere, hanno sbalzi di umore, o cominciano a commettere degli atti autolesionistici. Ecco, questi cambi improvvisi sono certamente l’espressione di un disagio e di un malessere, e a quel punto la parola d’ordine per cercare di intercettare la situazione e dialogare». A dirlo è Pietro Ferrara, professore associato di Pediatria generale e specialistica presso l’università Campus Bio-Medico di Roma e referente nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) per abusi e maltrattamenti, riflettendo sui recenti episodi di attualità che sempre più spesso vedono minorenni protagonisti delle cronache.

«Appena ci rendiamo conto e intercettiamo un segnale di malessere negli adolescenti – spiega l’esperto – è necessario intervenire e cercare di porre un freno a quella che potrebbe essere poi un’evoluzione drammatica. In età adolescenziale contano moltissimo quelle che oggi vengono chiamate esperienze avverse vissute nell’infanzia, ossia qualunque tipo di esperienza negativa e forte provata da bambini e più è alto il numero di queste esperienze, maggiori sono le conseguenze a distanza». E in adolescenza forte è anche la spinta emulativa: «Il rischio che i comportamenti eccessivi vengano emulati c’è – prosegue Ferrara – specialmente in quelle condizioni in cui l’ambiente e la famiglia sono assenti o sono poco presenti. Questo succede perchè il terreno familiare spesso è privo di dialogo».

Ma cosa si intende per esperienze avverse? «E’ una definizione in cui possono rientrare molte situazioni, tanto che è stato allargato il concetto stesso di maltrattamento – dice il pediatra – ci può rientrare l’essere vittima di bullismo, il vivere in un ambiente familiare ad alta conflittualità ma anche i traumi da disastri. In questo periodo poi il sentire, vedere e leggere tutti i giorni di situazioni di lutto e dolore può acuire e slatentizzare comportamenti eccessivi in persone che non hanno la possibilità di elaborare certe situazioni. Tutto questo può essere una spina irritativa in chi, dal punto di vista maturativo e da quello emozionale, non è pronto a ricevere queste informazioni». Per Ferrara le esperienze avverse vissute nell’infanzia hanno un effetto non solo sulla psiche dei ragazzi ma anche sul fisico  «perche’- spiega – tutte le modificazioni biochimiche determinate dall’esposizione a stress cosiddetti tossici di vario tipo possono determinare anche a livello cerebrale delle alterazioni di tipo organico, quindi l’attivazione di aree prefrontali oppure altre aree cerebrali che poi sono la causa dei comportamenti cosiddetti eccessivi: i suicidi, i tentavi di suicidio, l’abuso di sostanze, di alcol, l’aggressività, le condotte delinquenziali». In uno studio realizzato insieme con i suoi collaboratori in merito a 55 suicidi avvenuti tra il 2011 e il 2013 in ragazzi tra i 10 e i 19 anni, il professore ha rilevato come alla base ci fossero sempre situazioni di difficoltà o disagio: fenomeni di bullismo, conflittualità familiari, violenza.

«E’ importante che il pediatra sappia riconoscere questi segnali e che intervenga una volta intercettati – conclude Ferrara – ma è anche importante che ci sia un passaggio di testimone tra pediatra e medico degli adulti. È il medico al quale i ragazzi passano una volta diventati adolescenti, ma che fino a quel momento non li ha mai visti, non conosce la loro storia e la loro situazione familiare, per cui le situazioni di disagio potrebbero sfuggire al controllo».

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