Scuola e Covid. La situazione in Italia nel rapporto dell’Iss

Gen 5, 2021

«Per un ritorno a scuola in presenza è necessario bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza. Le scuole devono far parte di un sistema efficace e tempestivo di test, tracciamento dei contatti, isolamento e supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus, compresi i dispositivi di protezione individuale e un’adeguata ventilazione dei locali»
di Giancarlo Narosi

scuola e covidScuola e covid. C’è un documento dell’Istituto superiore di sanità che analizza l’andamento epidemiologico nazionale e regionale dei casi di Covid  in età scolare (3-18 anni) nel periodo compreso tra il 24 agosto e il 27 dicembre scorsi e descrive le evidenze attualmente disponibili sull’impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulla trasmissione del virus a livello di comunità.

Nel periodo tra il 31 agosto e il 27 dicembre, il sistema di monitoraggio ha rilevato 3.173 focolai in ambito scolastico, che rappresentano il 2 per cento del totale dei focolai segnalati a livello nazionale. La percentuale dei casi in bambini e adolescenti è aumentata dal 21 settembre al 26 ottobre (con un picco del 16 per cento nella settimana dal 12 al 18 ottobre) per poi tornare ai livelli precedenti. Le percentuali di casi in età scolare rispetto al numero dei casi in età non scolare oscillano tra l’8,6 per cento della Valle d’Aosta e il 15 della Provincia autonoma di Bolzano. La maggior parte dei casi in età scolare (40 per cento) si è verificata negli adolescenti di età compresa tra 14 e 18 anni, seguiti dai bambini delle scuole primarie di 6-10 anni (27 per cento), dai ragazzi delle scuole medie di 11-13 anni (23 per cento) e dai bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni (10 per cento). La percentuale dei focolai in ambito scolastico – sottolinea il rapporto – si è mantenuta sempre bassa e le scuole non rappresentano i primi tre contesti di trasmissione in Italia, che sono nell’ordine il contesto familiare, sanitario assistenziale e lavorativo». «Dopo la riapertura delle scuole, nel mese di settembre 2020, l’andamento dei casi di Covid nella popolazione in età scolastica ha seguito quello della popolazione adulta, rendendo difficile identificare l’effetto sull’epidemia del ritorno all’attività didattica in presenza – spiegano gli autori  dello studio – Quello che si può notare è che pur con le scuole del primo ciclo sempre in presenza, salvo che su alcuni territori regionali, la curva epidemica mostra a partire da metà novembre un decremento evidenziando un impatto sicuramente limitato dell’apertura delle scuole del primo ciclo sull’andamento dei contagi».

Scuola e covid, cosa fare? «La decisione di riaprire le scuole – sottolinea ancora il rapporto – comporta un difficile compromesso tra le conseguenze epidemiologiche e le esigenze educative e di sviluppo dei bambini. Per un ritorno in classe in presenza, dopo le misure restrittive adottate in seguito alla seconda ondata, è necessario bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza. Le scuole devono far parte di un sistema efficace e tempestivo di test, tracciamento dei contatti, isolamento e supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus, compresi i dispositivi di protezione individuale e un’adeguata ventilazione dei locali».

 

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