Covid in aria. Resiste soltanto nelle zone affollate

Nov 25, 2020

La probabilità di trasmissione del contagio airbone in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Lo dice lo studio del Consiglio nazionale delle richerche
di Redazione

covid in ariaCovid nell’aria? Resiste soltanto nelle zone affollate. E’ giunta a questa conclusione la ricerca avviata grazie al progetto AIR-CoV (Evaluation of the concentration and size distribution of SARS-CoV-2 in air in outdoor environments). Grazie allo studio multidisciplinare – condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce, dall’Università Ca’ Foscari Venezia, dall’Istituto di scienze polari del Cnr (Cnr-Isp) di Venezia e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb) – sono state analizzate le concentrazioni e le distribuzioni dimensionali delle particelle virali nell’aria esterna raccolte simultaneamente, durante la pandemia, in Veneto e Puglia nel mese di maggio 2020, tra la fine del lockdown e la ripresa delle attività.  Il riusultato ha evidenziato una bassa probabilità di trasmissione che il Covid nell’aria resista all’esterno se non nelle zone di assembramento. La rapida diffusione del virus e il suo generare focolai, hanno sollevato interrogativi sui meccanismi di trasmissione del virus e sul ruolo della trasmissione del Covid in aria attraverso le goccioline respiratorie. Mentre la trasmissione del SARS-CoV-2 per contatto è ampiamente accettata, la trasmissione airborne è invece ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.

«Il nostro studio ha preso in esame due città a diverso impatto di diffusione: Venezia-Mestre e Lecce caratterizzate da tassi di diffusione di Covid molto diversi nella prima fase della pandemia», spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac. Durante la prima fase della pandemia, la diffusione del SARS-CoV-2 è stata eccezionalmente grave nel Veneto, con un massimo di individui infetti di 10.800 al 16 aprile 2020 (circa il 10% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,9 milioni. Invece, la regione Puglia ha raggiunto il massimo dei casi attivi il 3 maggio 2020 con 2.955 casi (3% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,0 milioni di persone. All’inizio del periodo di misura (13 maggio 2020), le regioni Veneto e Puglia erano interessate, rispettivamente, da 5.020 e 2.322 casi attivi. «Il ruolo della trasmissione airborne dipende da diverse variabili quali la concentrazione e la distribuzione dimensionale delle particelle virali in atmosfera e le condizioni meteorologiche. Queste variabili poi, si diversificano a seconda che ci considerino ambienti outdoor e ambienti indoor», sottolinea Marianna Conte, ricercatrice Cnr-Isac. La potenziale esistenza del virus SARS-CoV-2 nei campioni di aerosol analizzati è stata determinata raccogliendo il particolato atmosferico di diverse dimensioni dalla nanoparticelle al PM10 e determinando la presenza del materiale genetico (RNA) del SARS-CoV-2 con tecniche di diagnostica di laboratorio avanzate.

«Tutti i campioni raccolti nelle aree residenziali e urbane in entrambe le città sono risultati negativi, la concentrazione di particelle virali è risultata molto bassa nel PM10 (inferiore a 0.8 copie per m3 di aria) e in ogni intervallo di dimensioni analizzato (inferiore a 0,4 copie/m3 di aria) – prosegue Contini -Pertanto, la probabilità di trasmissione airborne del contagio in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente cosi’ come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati, pertanto e’ assolutamente necessario rispettare le norme anti-assembramento anche in aree outdoor».

«Un rischio maggiore potrebbe esserci in ambienti indoor di comunità scarsamente ventilati, dove le goccioline respiratorie più piccole possono rimanere in sospensione per tempi più lunghi e anche depositarsi sulle superfici – sottolinea Andrea Gambaro, professore a Ca’ Foscari – E’ quindi auspicabile mitigare il rischio attraverso la ventilazione periodica degli ambienti, l’igienizzazione delle mani e delle superfici e l’uso delle mascherine». «Lo studio e l’applicazione di metodi analitici sensibili con l’utilizzo di piattaforme tecnologicamente avanzate permettono oggi di rilevare la presenza del Sars-CoV-2 anche a concentrazioni molto basse, come potrebbe essere negli ambienti outdoor e indoor, rendendo la diagnostica di laboratorio sempre più affidabile – conclude Giovanna La Salandra, dirigente della Struttura ricerca e sviluppo scientifico dell’Izspb. Lo studio delle concentrazioni in alcuni ambienti indoor di comunità sarà oggetto di una seconda fase del progetto AIR-CoV».

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