Social media minaccia per la democrazia?

Nov 2, 2020

Queste piattaforme ci aiutano a rimanere informati, ma hanno anche cambiato il modo in cui viviamo la politica. I social consentono di diffondere facilmente messaggi polarizzanti e informazioni inaffidabili
di Maria Grazia Biscotti

Social media minaccia per la democrazia?I Social media sono una minaccia per la democrazia? Secondo il nuovo studio del Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea  «Technology and Democracy: Understanding the influence of online technologies on political behaviour and decision-making» le basi democratiche delle nostre società sarebbero sotto la pressione dell’influenza che i social media hanno sulle nostre opinioni politiche e sui nostri comportamenti. Il 48 per cento degli europei utilizza i social media ogni giorno o quasi tutti i giorni. Queste piattaforme ci aiutano a rimanere informati, ma hanno anche cambiato il modo in cui viviamo la politica. I social consentono di diffondere facilmente messaggi polarizzanti e informazioni inaffidabili. Ciò può limitare le prospettive degli utenti e ostacolare la loro capacità di prendere decisioni politiche informate. Come riscontrano gli autori del rapporto, ciò ha un impatto pericoloso sulle società democratiche. Sulla base di un’analisi scientifica approfondita, vengono identificati quattro punti di pressione che emergono quando le persone e l’ambiente online vengono messi in contatto senza alcun tipo di supervisione pubblica o governance democratica: economia dell’attenzione, architettura scelte, gestione algoritmica dei contenuti, informazione scorretta e disinformazione. Ogni punto di pressione viene affrontato in base alle sue caratteristiche specifiche e all’influenza che ha sul comportamento.

Economia dell’attenzione. L’attenzione umana è diventata la risorsa più preziosa nel mercato online: il modello di business delle piattaforme che gestiscono i servizi online è catturare l’attenzione degli utenti a vantaggio degli inserzionisti, un imperativo commerciale che mette a rischio l’autonomia degli utenti. Ad esempio l’algoritmo di YouTube ha come scopo principale quello di aumentare il tempo di visualizzazione e YouTube stesso ha affermato che il 70 per cento del tempo di visualizzazione sulla piattaforma è il risultato delle raccomandazioni del suo sistema di intelligenza artificiale, piuttosto che delle scelte mirate da parte dei consumatori. All’algoritmo di Facebook basta analizzare solo 300 like per prevedere la personalità di un utente con precisione maggiore rispetto a quella del proprio coniuge.  Sebbene gli effetti degli annunci pubblicitari altamente personalizzati (microtargeting) siano difficili da valutare ci sono prove sufficienti che dimostrano come ad esempio il microtargeting politico ha un potenziale considerevole di minare il confronto democratico.

Architettura scelte. sono una determinante del comportamento online. Le piattaforme di social media utilizzano diverse tecniche comportamentali per incoraggiare le persone a impegnarsi e condividere costantemente, con impostazioni e opzioni che rendono molto più complicato lasciare una piattaforma piuttosto che iscriversi. Gli utenti quando svolgono attività di base online generalmente non hanno familiarità con i dati che producono e forniscono ad altri, così come il modo in cui tali dati vengono raccolti e archiviati

Gestione algoritmica dei contenuti. Senza algoritmi l’utilità del web sarebbe fortemente ridotta. Le informazioni sono utili solo nella misura in cui possiamo accedervi – e qualsiasi ricerca sul web inevitabilmente coinvolge algoritmi che curano e personalizzano le informazioni. I feed di notizie sui social media si sforzano di mostrare informazioni che dovrebbero essere interessanti per gli utenti. I sistemi di raccomandazione offrono suggerimenti sui contenuti basati sulle nostre preferenze passate e su preferenze degli utenti con gusti simili (es. suggerimenti video su Netflix e YouTube). Gli algoritmi possono filtrare anche le informazioni dannose o indesiderate, ad esempio filtrando lo spam o contrassegnando contenuti di odio e video inquietanti. Gli algoritmi, come qualsiasi altra tecnologia, presentano una propria serie di problemi che vanno dalla mancanza di supervisione e trasparenza e conseguente perdita di autonomia, alle violazioni della privacy e alla manipolazione politica mirata. Su piattaforme come Twitter, Reddit e Facebook, gli algoritmi danno la priorità ai contenuti che hanno, o dovrebbero avere, un alto livello di coinvolgimento. Il rischio è una sovraesposizione degli utenti a contenuti sempre più polarizzanti rispetto a quelli meno coinvolgenti o magari in contrasto con le proprie preferenze.

L’informazione scorretta e la disinformazione. Un recente sondaggio Eurobarometro – realizzato in tutta l’Ue – ha rivelato che oltre la metà della popolazione ha affermato di essersi imbattuta in fake news online almeno una volta alla settimana. Due sono gli attributi fondamentali dell’economia dell’attenzione e della psicologia umana che creano le condizioni perfette per la diffusione della disinformazione: algoritmi che promuovono contenuti attraenti e coinvolgenti e la forte predisposizione delle persone a orientarsi verso notizie negative (la maggior parte delle fake news tende a evocare emozioni negative come paura, rabbia e indignazione). Esistono inoltre asimmetrie nel modo in cui i contenuti falsi o fuorvianti e i contenuti autentici si diffondono online, con i contenuti falsi che si diffondono molto più velocemente delle informazioni vere. Questo è particolarmente preoccupante quando informazioni false e fuorvianti hanno il potenziale di fissare l’agenda politica, incentivare l’estremismo e alla fine portare a un mondo post-verità nel quale, nel plasmare l’opinione pubblica, i fatti hanno meno influenza rispetto alle emozioni e alle convinzioni personali. Il rapporto fornisce ai responsabili politici spunti di scienza comportamentale che possono essere applicati in diversi settori, dalla lotta alla attiva all’informazione scorretta e alla disinformazione, alla salvaguardia dei procedimenti elettorali e alla facilitazione del dibattito pubblico proprio alla luce degli effetti profondi che i progressi tecnologici possono avere sulle nostre democrazie, plasmando i nostri comportamenti. I responsabili politici dovrebbero a loro volta impegnarsi in modo significativo con i cittadini per comprendere i loro diversi valori e prospettive e ristabilire la fiducia nelle istituzioni politiche, partendo dai tre principi democratici fondamentali: uguaglianza, rappresentanza e partecipazione.

Nei minuti che hai impiegato per leggere questo articolo ci sono stati: 20 milioni di ricerche su Google – 6,5 milioni di accessi a Facebook – 95 milioni di messaggi WhatsApp inviati – 12,5 milioni di Snap creati su Snapchat –  23,5 milioni di video visualizzati su YouTube – 8 milioni di Tinder stipe – 1 milione di Tweet – settemila download di TikTok e 3,5 milioni di post Instagram visualizzati.

 

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