A causa del Covid crolla la prevenzione dei tumori

Set 23, 2020

di Ni. Lu.

Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese. Nei primi cinque mesi del 2020 sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.  L’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica, lancia l’allarme e chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4mila adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni Cin 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure.

L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti perfronteggiare le conseguenze del virus sono stati i temi centrali trattati al Congresso virtuale della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo). «Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63 per cento delle donne e il 54 per cento degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – ha detto Giordano Beretta, Presidente Aiom e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo – La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (Nci), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10mila morti in più per tumore del seno e del colon retto, proprio a causa  del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che in termini relativi possono sembrare piccoli, riferendosi all’1 per cento del totale dei decessi per queste due neoplasie negli Usa, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perchè parliamo di decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalita».

Nel Regno Unito  il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari potrebbe essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo precedente la pandemia) nei prossimi 5 anni fino al 16,6 per cento per i tumori del colon-retto e al 9,6 per cento per la mammella. «L’allarme lanciato nel Regno Unito e negli Usa si può applicare anche in Italia – ha aggiunto Saverio Cinieri, Presidente eletto Aiom e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale Perrino di Brindisi – A oggi, il ritardo diagnostico accumulato è limitato, ma sta crescendo anche per le modalità organizzative necessarie per garantire il distanziamento fisico dei cittadini che si sottopongono agli screening». Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati stimati 371mila nuovi casi di tumore e il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita. In cinque anni (2014 – 2019) la spesa per le terapie è passata da 3,9 a circa 6 miliardi di euro. I farmaci antineoplastici rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica per il 2019 (26% della spesa totale). E ancora. Nel 2019, il tetto del Fondo per i farmaci oncologici innovativi, stabilito in 500 milioni di euro, è stato sforato, superando i 584 milioni. «Servono più risorse per far fronte ai cambiamenti nella pratica clinica in oncologia imposti dalla pandemia, a partire dalla creazione di percorsi definiti con la medicina del territorio- ha spiegato  il Presidente Aiom Beretta – In questo senso, la nostra società scientifica sta attivando collaborazioni con Senior Italia Federanziani, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, gli Ordini dei medici locali, le farmacie e i distretti territoriali. Va inoltre strutturata la telemedicina, soprattutto per i pazienti in follow-up e per quelli sottoposti a terapie orali in trattamento presso il domicilio. Anche l’Esmo, nelle linee guida sulla gestione dei pazienti oncologici durante la pandemia, raccomanda l’utilizzo della telemedicina per le visite di controllo e per il monitoraggio delle persone che seguono terapie orali. Servono importanti investimenti per incentivare queste modalità di monitoraggio che, inoltre, dovrebbero prevedere piattaforme omogenee tra i vari ospedali, uniformi a livello nazionale».

Un recente studio (Telemedicine During the COVID-19 Pandemic: Impact on Care for Rare Cancers, pubblicato su Jco Global Oncology) ha mostrato che ben l’80 per cento dei pazienti, a cui sono state proposte televisite durante il lockdown, desidera utilizzarle anche in futuro. Tra i vantaggi principali, il risparmio di risorse e di tempo per i viaggi da casa all’ospedale. E l’89 per cento dei clinici ha affermato che la telemedicina non implica maggiori carichi di lavoro rispetto alle visite in presenza. Anche l’oncologia può trarre beneficio da questa esperienza. «I contatti telefonici e telematici non hanno la pretesa di sostituire le visite fisiche – ha spiegato Cinieri – ma consentono una tempestiva discussione degli esami di laboratorio e strumentali e di eventuali segni e sintomi di malattia. Nell’ambito del potenziamento della telemedicina, è opportuno sfruttare al meglio anche l’opportunità offerta dai patient-reported outcomes (PROs) elettronici. Sono questionari che consentono di raccogliere preziose informazioni sulla qualità di vita dei pazienti, sui sintomi, sugli eventi avversi in corso di trattamento e sull’aderenza alla terapia, anche nella pratica clinica. I risultati possono essere discussi telefonicamente, consentendo una valutazione sistematica dell’andamento dei sintomi e degli effetti collaterali, indipendentemente dall’accesso fisico del paziente in ospedale. È documentato il beneficio di un approccio proattivo nella gestione dei sintomi, in termini di riduzione degli eventi avversi severi che richiedano accesso in pronto soccorso e ospedalizzazione»

In Italia si stima che circa il 10 per cento delle persone con tumore sia stato contagiato dal Covid-19, pari a 350mila cittadini. «Studi hanno evidenziato che i pazienti oncologici non presentano un rischio di infezione da Covid-19 maggiore di quello della popolazione non colpita da cancro – ha concluso  Cinieri – Vi è però una maggiore pericolosità dell’infezione in queste persone, in cui il decorso sfavorevole del virus è più frequente rispetto a quanto registrato nel resto della popolazione. In particolare, una revisione sistematica di 52 studi, pubblicata sul European Journal of Cancer, ha considerato 18.650 pazienti oncologici colpiti dal virus: 4.243 sono deceduti, con un tasso di mortalità complessivo pari al 25,6%». «Risultati che mostrano chiaramente come la mortalità sia alta nei pazienti onco ematologici- ha concluso Beretta- Il cancro andrebbe pertanto considerato tra i fattori di rischio per le complicanze da Covid-19. Questi dati impongono un’attenzione ancora maggiore sulla necessita’ di proseguire le cure oncologiche nel contesto più sicuro possibile, cercando di mettere in atto tutte quelle procedure appropriate per prevenire i rischi di infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti oncologici e, allo stesso tempo, trattare tempestivamente l’infezione in coloro che la sviluppano. In questo contesto, le raccomandazioni emanate da Aiom e altre societa’ scientifiche internazionali affiancano e ricalcano i dati di letteratura che stanno emergendo».

 

 

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