Due chilometri lo spostamento massimo in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna durante il lockdown

Lug 13, 2020

di Redazione

In periodo di lockdown gli spostamenti sono stati al massimo di due chilometri. E’ quanto emerge dallo studio Unimore che ha analizzato i dati nelle tre regioni più fortemente colpite dal Covid, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. E i risultati ottenuti sono chiari e lasciano pochi dubbi, sottolineano da Unimore: le restrizioni alla mobilità sono state particolarmente efficaci nel determinare la rapida riduzione dell’infezione, con un tempo di azione rapidissimo specie in presenza di una elevata diffusione iniziale dell’epidemia.

Un gruppo di ricercatori della sezione di sanità pubblica del dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze di Unimore ha condotto uno studio innovativo e con avanzato contenuto tecnologico sulla diffusione e prevenzione nella popolazione italiana del Coronavirus. In particolare -spiegano da Unimore in una nota – la ricerca ha fatto riferimento all’adesione dei cittadini italiani al lockdown e alla sua efficacia. I risultati di tale studio sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista inglese EClinicalMedicine, rivista open access del gruppo Lancet. I ricercatori hanno ottenuto e analizzato su base spaziale e temporale l’intero patrimonio informativo dei movimenti dei telefoni cellulari nelle tre regioni più fortemente colpite dal virus, Lombardia Veneto ed Emilia-Romagna, definendo, quale movimento, uno spostamento del cellulare almeno pari a 2 chilometri.

Utilizzando avanzati modelli di analisi statistica, tra i quali lo stimatore di Newey-West e la regressione di Laplace, i ricercatori hanno messo in evidenza come l’efficacia del confinamento, specie nelle province più colpite dall’epidemia, sia stata fortissima e estremamente rapida nell’interrompere la catena di contagio, esattamente come atteso e sperato da chi ha suggerito e adottato tali misure radicali di sanità pubblica. In particolare – si evince dallo studio – il tempo trascorso dall’adozione del lockdown e il picco dell’infezione ha oscillato tra nove giorni nelle province più fortemente colpite (quali ad esempio Cremona o Bergamo) a 25 giorni nelle aree con minor diffusione dell’infezione. Tenuto conto del periodo di incubazione clinica dell’infezione – circa cinque giorni e del ritardo diagnostico medio nella comunicazione ufficiale dell’esito del tampone, si può affermare come l’effetto del lockdown sul picco dell’infezione, sia stato di fatto pressoché immediato. Il tempo trascorso dall’adozione del lockdown al picco dell’infezione è stato tanto più breve quanto più radicale è stato l’abbattimento della mobilità, stimato appunto attraverso i movimenti complessivi dei cellulari. La reale riduzione della mobilità, stimata attraverso tale metodologia, certamente attendibile nella popolazione italiana vista la fortissima diffusione della telefonia cellulare nel Paese (una della più elevate al mondo), è stata moderata dopo il primo lockdown del 23 febbraio (diminuendo circa del 20%), ma molto più radicale dopo il secondo lockdown (riducendosi dell’80% o più), testimoniando in tal modo l’altissima adesione da parte della popolazione alle misure adottate. La riduzione della mobilità, a prescindere ovviamente da ogni altra considerazione di ordine psicosociale ed economico, appare chiaramente dallo studio essere stata la carta vincente nel contenere con estrema rapidità la diffusione dell’infezione e della patologia e nell’invertire la curva epidemica sino ad allora in drammatica ascesa.

Per quanto riguarda le due province di Modena e Reggio Emilia, la curva di crescita dell’epidemia si è interrotta e invertita a distanza rispettivamente di 18 e 19 giorni, suggerendo pertanto come il reale inizio del contenimento si sia verificato otto-nove 9 giorni dopo l’istituzione del lockdown. «Lo studio – aggiungono da Unimore – promosso e coordinato dagli igienisti professor Marco Vinceti e dottor Tommaso Filippini e che vede coinvolti i ricercatori della Scuola di sanità pubblica dell’Università di Boston (l’epidemiologo Kenneth Rothman), del dipartimento di sanità pubblica globale dell’Università Karolinska di Stoccolma (lo statistico Nicola Orsini) e dell’Azienda di modellizzazione ambientale di Milano TerrAria (rappresenta il primo mai effettuato sull’effettiva adesione al lockdown da parte della popolazione in un paese occidentale ed il primo in assoluto in letteratura a stimare l’effettiva efficacia del lockdown nell’accorciare il picco epidemico e nell’interrompere la catena di contagio, nonché i fattori che ne hanno amplificato l’efficacia. I risultati ottenuti sono chiari e lasciano pochi dubbi, sottolineano da Unimore: le restrizioni alla mobilità sono state particolarmente efficaci nel determinare la rapida riduzione dell’infezione, con un tempo di azione rapidissimo specie in presenza di una elevata diffusione iniziale dell’epidemia. Tali osservazioni possono rivelarsi di notevole utilità per eventuali future analoghe emergenze».

 

 

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