«Idee per lo sviluppo economico e sociale del territorio pontino»

Giu 22, 2020

Puntare sull'economia verde. Connettere il settore del farmaceutico con la ricerca universitaria. Realizzare una filiera agroalimentare di qualità. Creare un incubatore di aziende artigiane in uno dei tanti siti industriali dismessi. Le proposte di Luigi Garullo, Segretario della Uil di Latina, per costruire un nuovo modello di sviluppo.
di Alfonso Vannaroni

«Idee solide per lo sviluppo economico del territorio pontino»Ripartire dopo la pandemia non significa soltanto riaprire le attività commerciali, le frontiere, la circolazione tra regioni. Ripartire è soprattutto una sfida. «La vincerà – sostiene Luigi Garullo, Segretario generale della Uil di Latina – chi saprà meglio utilizzare le risorse, chi saprà spenderle concentrando gli sforzi per realizzare un nuovo modello di sviluppo. La spunterà chi saprà meglio investire e chi non dimenticherà di rafforzare il welfare». Dal territorio pontino inizia il viaggio del nostro giornale tra le province del Lazio con l’obiettivo di raccogliere spunti, riflessioni, idee per una fase due – che dopo l’emergenza sanitaria – partendo dalle criticità dei territori faccia emergere una proposta sistemica per risolverle. Perché se è vero che – come molti hanno affermato nei giorni dell’emergenza sanitaria – che dopo nulla sarebbe stato come prima, adesso quel dopo è qui, è il presente. «Istituzioni e parti sociali – sostiene il Segretario – insieme devono essere in grado di cogliere il momento e costruirlo».

Partiamo dalle ricadute del lockdown sul territorio: «I danni a oggi sono incalcolabili. Ci sono oltre sessantamila prestazioni sanitarie pubbliche in coda, gli uffici di collocamento sono ancora chiusi così come i tribunali. Migliaia i lavoratori che hanno atteso per mesi di usufruire della cassa integrazione in deroga. Per quanto riguarda l’occupazione, un quadro chiaro lo avremo soltanto al termine di questa emergenza, quando saranno terminati gli ammortizzatori sociali straordinari e quando cesserà il divieto di licenziamento. Ma è chiaro che la pandemia ha acuito il disagio economico di tante famiglie e delle fasce più deboli della popolazione. L’impatto negativo sul sistema economico è stato devastante e proseguirà ancora, basti pensare al settore del turismo e al suo indotto, all’artigianato e all’edilizia».

Nulla sarà come prima del Covid, si sostiene da tempo. Ma allora come sarà il post pandemia? «La fase due è sfida, è il momento per costruire un nuovo modello di sviluppo, più equo, più giusto, che contenga un welfare per donne e uomini e che partendo dalle criticità del nostro tessuto economico e sociale elabori una proposta sistemica per risolverle e voltare pagina. Dobbiamo agire non sulle conseguenze ma sulle cause, su cosa non ha funzionato nel momento più critico dell’emergenza sanitaria. Adesso occorrono soluzioni strutturali per il lavoro, per l’affrancamento sociale, servono quindi investimenti pubblici. E  le risorse che arriveranno dall’Europa, dovranno essere utilizzate nel miglior modo possibile dalla Regione e dai Comuni».

Come immagina il territorio pontino dopo la fase tre? «In questa parte di Lazio fra i settori trainanti ci sono il chimico-farmaceutico, l’agro alimentare, il manifatturiero e il settore dei servizi, che insieme al turismo è parzialmente inespresso. Pensiamo ad esempio alle potenzialità dell’economia verde e alle possibili ricadute occupazionali derivanti dalla stretta connessione tra i Monti Lepini, le aree collinari e il mare. Per il farmaceutico invece sarebbe importante integrare l’attuale produzione con la ricerca attraverso uno stretto rapporto tra laboratori e mondo accademico, creando cosi degli specifici poli universitari. Per l’agro alimentare l’obiettivo è realizzare una filiera di qualità, che incrementi l’export».

E poi ci sono i siti Industriali dismessi: «Qui ce ne sono tanti, più che in altre aree del Lazio. Dobbiamo utilizzarli con criterio perché possono liberare enormi potenzialità. C’è una norma regionale che dà possibilità ai Comuni nei quali ricade il sito dismesso di poterlo collocare nella disponibilità del Consorzio industriale Roma Latina, che a sua volta dopo espropriato, lo mette a bando. Stiamo parlando di un’operazione spesso a costo zero che si può concretizzare con una semplice delibera di giunta comunale. Tra le nostre idee c’è quella di utilizzarne uno per realizzarci un incubatore di imprese artigiane che possa mettere a fattor comune attrezzature e tecnologie, in un settore che in questa provincia conta  8747 imprese. Insomma, si tratta di poggiare idee su basi solide, perché dobbiamo lasciarci alle spalle il passato, senza ripeterne gli errori, e far ripartire lo sviluppo economico».

 

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