«Il lavoro al centro. Il welfare per il benessere collettivo»

Mag 15, 2020

La maggioranza di lavoratrici e lavoratori hanno avuto enormi difficoltà per accedere alla cassa integrazione in deroga. I correttivi introdotti dovrebbero risolvere le criticità. Resta però una ferita difficile da cicatrizzare. La speranza è che quanto accaduto serva almeno a riconsiderare il valore del lavoro e dei lavoratori. E che il welfare è necessario.
di Alfonso Vannaroni

La politica litiga. Qualcuno sul Covid-19 vorrebbe costruire l’ennesima effimera campagna elettorale. La fase dell’emergenza sanitaria è alle spalle, nulla pero sembra cambiato: «Dietro le quinte restano i lavoratori – dice Pierluigi Talamo, Segretario regionale Uil Lazio – tirati in ballo soltanto per interesse di parte, considerati l’ultimo ingranaggio di un meccanismo che ha fallito da tempo». Il riferimento è chiaro: nel Lazio, come in altre regioni italiane, tantissime persone non hanno ancora usufruito della cassa integrazione in deroga: «Assurdo». Cosa fare? «Serve una riflessione approfondita sul valore del lavoro, sulla sua centralità». E poi uno sguardo alla terza fase: «Dopo la pandemia sarà tutto diverso  – conclude il Segretario – Vogliamo essere protagonisti del cambiamento e lo faremo presentando alle istituzioni e alle parti datoriali una serie di proposte su tutti i settori produttivi della nostra Regione».

Il mondo prima del Covid-19, il lockdown, la fase due. Trova differenze? «Sarà difficile dimenticare la colonna dei mezzi dell’esercito che da Bergamo portava via donne e uomini senza vita, altrettanto difficile togliere dalla mente l’enorme fossa comune di Ellis Island, dall’altra parte dell’Atlantico. Eppure le note stonate già cominciano a risuonare, da noi come altrove. Ho l’impressione che il Paese stia dimenticando velocemente la lunga scia di morte e dolore che ha causato la pandemia. C’è ansia di riportate le lancette dell’orologio a febbraio, quando il mondo ancora non aveva percepito la gravità di quanto poi sarebbe accaduto. Non a caso Regioni e Governo hanno ripreso a litigare, questa volta sulle riaperture scaglionate. Mentre c’è chi con l’emergenza sanitaria vorrebbe costruire l’ennesima effimera campagna elettorale. E dietro le quinte – tirati in ballo soltanto per avvalorare interessi di parte – restano i lavoratori, considerati come l’ultimo ingranaggio di un meccanismo che però ha fallito da tempo. Pensiamo alle donne e agli uomini in difficoltà economica, che a distanza di mesi stanno ancora trovando difficoltà per accedere agli strumenti di sostegno al reddito».

Una falsa ripartenza? «Proprio così, o se volete una ripartenza col piede sbagliato. Sta di fatto che con queste premesse si rischia un cortocircuito definitivo. Solo nel Lazio sono state quasi settantamila le richieste per accedere alla cassa integrazione in deroga, oltre 178mila i lavoratori interessati, circa 40milioni il numero delle ore dichiarate. Cifre più o meno elevate giungono da altre regioni. C’è una ferita che si cicatrizzerà con difficoltà: siamo usciti dal lockdown, come é giusto che sia, però la stragrande maggioranza di quelle persone non ha ancora beneficiato dell’aiuto dello Stato. Tutto ciò è assurdo. Il monitoraggio costante che effettuiamo sulla cassa integrazione ci restituisce un paradosso: la Regione Lazio ha fatto rapidamente la sua parte e inviato le richieste all’Inps, l’istituto pur scontando dei ritardi dovuti a una procedura superata e inadeguata, ha riallineato, con un importante sforzo organizzativo, i dati ricevuti dalla Regione. Il risultato qual è? I soldi in tasca ai lavoratori non sono ancora arrivati. Ecco, questo non può ripetersi. L’automazione del processo relativo alla cassa in deroga dovrebbe adesso garantirci il risultato di una erogazione tempestiva delle risorse ai lavoratori».

Il Governo infatti ha introdotto correttivi «Sono state studiate semplificazioni. E’ anche vero che l’esperienza doveva necessariamente suggerire modalità più brevi. Ma al di là delle responsabilità, che restano e peseranno sulle coscienze di molti a lungo, questo schiaffo che è stato mollato in pieno volto a tante persone deve spingere a una generale e approfondita riflessione sul valore del lavoro, sul posto centrale che deve riprendere nella nostra società. Questo è il passaggio cruciale,  un compito storico cui nessuno può sottrarsi».

Anche considerare il welfare una risorsa potrebbe aiutare questo percorso «Certamente, invece da anni accade il contrario. E anche qui si sta perseverando nell’errore. Messo alle spalle l’iniziale momento di incredulità, metabolizzata la commozione per le ricadute sanitarie della pandemia, sperimentate le difficoltà psicologiche del distanziamento sociale, si sta nuovamente facendo largo il concetto che il welfare sia un costo insostenibile, non un investimento per il benessere collettivo. Soprattutto in questo momento il welfare è invece essenziale. Soltanto a Roma ci sono state 176mila domande per l’indennità di seicento euro. Sempre nella Capitale tra marzo e aprile sono state 56mila le domande di congedo parentale. Mentre i bonus bebè hanno raggiunto le 16mila unità. A fine aprile erano oltre duemila le domande provenienti dalle province laziali per i Fondi di integrazione salariale. Da questi territori sono state poi quasi ottomila le richieste verbalizzate per la cassa integrazione ordinaria. Stiamo parlando di strumenti che sono utili per contrastare l’impoverimento delle famiglie più esposte agli effetti della crisi, strumenti sui quali bisogna investire ulteriori risorse».

Uno sguardo al futuro: la fase tre «Siamo stati protagonisti nell’affrontare e gestire nel miglior modo le fasi dell’emergenza e della graduale ripartenza ponendo sempre al centro di ogni ragionamento la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori. Oggi stiamo lavorando affinché la terza fase ci veda pronti per elaborare tempestivamente le proposte necessarie per far ripartire rapidamente il Paese. Sarà un sforzo immane, dovremo prendere atto che il mondo del lavoro sarà completamente diverso da come lo abbiamo lasciato. Vogliamo essere protagonisti di questo cambiamento e lo faremo presentando alle istituzioni e alle parti datoriali una serie di proposte su tutti i settori produttivi della nostra Regione».

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