Uno studio epidemiologico su inquinamento atmosferico e Covid-19

Mag 13, 2020

di Giancarlo Narosi

Inquinamento atmosferico e Covid-19: è possibile associarli? Per dare risposte alle numerose ipotesi emerse su questo possibile legame, tema dibattuto a livello mondiale, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) con il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) hanno avviato uno studio epidemiologico a livello nazionale per valutare se e in che misura i livelli di inquinamento atmosferico siano associati agli effetti sanitari dell’epidemia. L’improvvisa e rapida propagazione della pandemia ha innescato una intensa attività di ricerca nel settore della prevenzione per sviluppare vaccini e nel campo terapeutico assistenziale, anche per comprendere meglio il processo di trasmissione virale e i possibili fattori sociali e ambientali che possano contribuire a spiegare le modalità di contagio e la gravità e prognosi dell’infezione da virus Sars CoV-2.  In questo contesto – e a seguito di numerose segnalazioni – sta emergendo la necessità di studiare le possibili connessioni tra esposizione a particolato atmosferico e epidemia di Covid-19. Il lancio di questo studio epidemiologico segue, infatti, l’avvio dell’altra iniziativa, Pulvirus promossa da Enea, Iss e Ispra che valuterà le conseguenze del lockdown sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra e le interazioni fra polveri sottili e virus.

Il progetto epidemiologico si baserà sui dati della sorveglianza integrata nazionale Covid-19, coordinata dall’Istituto superiore di sanità e del sistema di monitoraggio della qualità dell’aria atmosferica, di competenza Ispra-Snpa e si avvarrà della collaborazione scientifica della Rete italiana ambiente e salute (Rias), anche per garantire un raccordo con le strutture regionali sanitarie e ambientali. L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di infezioni delle basse vie respiratorie, particolarmente in soggetti vulnerabili, quali anziani e persone con patologie pregresse, condizioni che caratterizzano anche l’epidemia di Covid-19. Le ipotesi più accreditate indicano che un incremento nei livelli di polveri sottili rende il sistema respiratorio più suscettibile all’infezione e alle complicazioni della malattia da coronavirus. Su questi temi occorre uno sforzo di ricerca congiunto interistituzionale.

 

 

Lo studio delle possibili connessioni tra l’epidemia da nuovo Coronavirus e l’esposizione a inquinanti atmosferici, richiede approcci metodologici basati sull’integrazione di diverse discipline: l’epidemiologia ambientale e l’epidemiologia delle malattie trasmissibili, la tossicologia, la virologia, l’immunologia, al fianco di competenze chimico e fisiche, metereologiche e relative al monitoraggio ambientale. Si terrà quindi conto del fatto che la diffusione di nuovi casi segue le modalità del contagio virale e quindi si muove principalmente per focolai (cluster) all’interno della popolazione e si seguiranno approcci e metodi epidemiologici per lo studio degli effetti dell’inquinamento atmosferico in riferimento alle esposizioni sia acute che croniche, con la possibilità di controllo dei fattori sociodemografici e socioeconomici associati al contagio, all’esposizione a inquinamento atmosferico, all’insorgenza di sintomi e gravità degli effetti riscontrati tra i casi di Covid-19.

Gli obiettivi dello studio epidemiologico nazionale verteranno sul ruolo dell’esposizione alle polveri sottili nell’epidemia da nuovo Coronavirus nelle diverse aree del paese, per chiarire in particolare l’effetto di tale esposizione su distribuzione spaziale e temporale dei casi, gravità dei sintomi e prognosi della malattia, distribuzione e frequenza degli esiti di mortalità. La risposta a tali quesiti dovrà essere associata a fattori quali età, genere, presenza di patologie preesistenti alla diagnosi di Covid-19, fattori socioeconomici e demografici, tipo di ambiente di vita e di comunità.

«L’emergenza sanitaria della Pandemia di Covid-19 è una sfida per la conoscenza sotto molteplici punti di vista e non solo quelli oggi centrali sul fronte dei vaccini e delle terapie – ricorda il Presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro – altri importanti quesiti di ricerca richiedono sforzi congiunti. Un esempio è lo studio odierno che mira a esplorare il possibile contributo dell’inquinamento atmosferico alla suscettibilità all’infezione, alla gravità dei sintomi e degli effetti sanitari dell’epidemia». «Il presunto legame tra Covid-19 e inquinamento è argomento divenuto quotidiano nel dibattito mediatico e non solo, suscitando da più parti teorie e ipotesi che è giusto approfondire e a cui è doveroso dare una conferma tecnico scientifica. Anche per questo abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta di collaborazione dell’Iss, con cui già dal 2019 condividiamo gli obiettivi di un Protocollo di intesa sui temi che riguardano i rapporti tra ambiente e salute – ha dichiarato il Presidente di Ispra e Snpa, Stefano Laporta – Metteremo a disposizione le nostre competenze in materia di qualità dell’aria e di modellistica ambientale, per comprendere gli eventuali effetti associati all’epidemia di Covid-19. Un esempio concreto per fare rete e integrazione, un’azione congiunta che crediamo potrà supportare anche percorsi futuri».

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