Il sindacato al tempo del Coronavirus

Mag 7, 2020

Nei tavoli con le Istituzioni, la Regione e i Comuni, abbiamo sempre rimarcato il valore del lavoro che - più che mai - in questa emergenza ha evidenziato agli occhi della collettività quella funzione sociale di progresso materiale e spirituale rimarcata dalla nostra Cotituzione
di Carmelo Prestileo, Segretario organizzativo Uil Lazio

Sono trascorsi ormai oltre due mesi da quando la terribile pandemia ha invaso il nostro Paese causando dolore, paura, angoscia diffusa per il presente e il futuro, imponendo a tutti noi un difficile quanto necessario distanziamento sociale. Il Covid 19 ha modificato bruscamente gli equilibri sui quali erano incardinate certezze, convincimenti o semplicemente banali abitudini sociali e ha sollecitato inevitabilmente riflessioni sul fatto che nulla tornerà a essere come prima e che è arrivato il momento di pensare a un futuro di rinnovati valori. In questo tempo sospeso tra incertezza e quotidianità modificata, abbiamo riscoperto il senso dell’essere tutti parte di una grande comunità, di donne e uomini che col loro lavoro partecipano attivamente alla costruzione del bene comune. In questi mesi, insieme alle tante attività considerate essenziali per la nostra sopravvivenza, ai milioni di lavoratori e lavoratrici che hanno contribuito ad assicurarci con il loro lavoro beni e servizi indispensabili, si aggiunge il prezioso compito svolto, senza tanta notorietà, dalle migliaia di quadri, funzionari, delegati, operatori e  volontari del sindacato.

Il Sindacato non si è fermato, ha continuato la sua opera con senso di responsabilità e di servizio per garantire tanto nel confronto con le istituzioni quanto nei luoghi di lavoro la possibilità di coniugare tutela della salute e lavoro. Oltre ai protocolli che hanno consentito continuità produttiva e sicurezza del lavoro, abbiamo siglato accordi per il ricorso agli ammortizzatori sociali a tutela della continuità del lavoro, abbiamo monitorato le condizioni di sicurezza in tutte quelle aziende che – nel restringimento del cosiddetto lockdown – hanno richiesto alle prefetture deroghe alle limitazioni imposte. Nei tavoli con le Istituzioni, la Regione e i Comuni, abbiamo ogni volta rimarcato il valore del lavoro che – più che mai – in questa emergenza, ha evidenziato agli occhi di tutta la collettività quella funzione sociale di progresso materiale e spirituale rimarcata dalla nostra Costituzione. Valore del lavoro che come sindacato, nella nostra azione di rappresentanza, abbiamo sempre difeso contro gli egoismi del profitto dei pochi che tentano di relegarlo a una mera e mal remunerata prestazione soggettiva.

 

 

Ed è nel nostro compito di rappresentanza e assistenza che abbiamo continuato a partecipare attivamente allo sviluppo delle nostre comunità e a far sentire meno sole migliaia di persone riproponendo e praticando in ogni sede solidarietà, inclusione, equità e pari opportunità. Lo abbiamo fatto attraverso i servizi di Caf e Patronato continuando ad assistere – nonostante il lockdown – migliaia di cittadini sia in telelavoro sia anche nelle nostre sedi. Nell’emergenza e nell’isolamento sociale, grazie all’impegno continuo degli operatori del nostro patronato, tra le tante richieste di assistenza abbiamo anche sostenuto gratuitamente oltre 9000 cittadini della nostra regione per presentare domanda di indennità covid-19, vale a dire il bonus dei 600 euro. Per noi del sindacato questa emergenza sanitaria ha evidenziato il valore della nostra azione di rappresentanza, come se fossimo stati chiamati non solo a gestire e governare i problemi ma anche a gettare le basi per un nuovo modello di sviluppo, nel lavoro come nella società, a guardare alla fase 1 e a provare a immaginare contemporaneamente la fase due e poi quella ancora che seguirà,  in altri termini abbiamo cercato di pensare al futuro di migliaia di lavoratori, al futuro del lavoro, alla salute e al benessere dei cittadini.

Il sindacato non si è fermato, perché è il lavoro che non si è fermato, né sono riprova i lavoratori e le lavoratrici della sanità, dell’industrie dell’agroalimentare e dell’ energia, della scuola e dei trasporti, del commercio e di quegli operai che in tempi di epidemia hanno completato il ponte di Genova. Proprio l’opera straordinaria di tutti questi uomini e donne fa pensare quanto in questa pandemia anche il sindacato, congiuntamente al loro impegno, abbia rafforzato l’idea del lavoro quale vero e unico ponte capace di collegare l’individuo alla sua piena integrazione sociale, l’unico in grado di far sentire ciascuno pienamente realizzato nella sua vita individuale, familiare e collettiva. 

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