C’è un acronimo ormai entrato nel linguaggio comune, fino a poco tempo un’abbreviazione quasi sconosciuta. Dpi, si chiamano così i dispositivi di protezione individuale, quelli che prima non erano necessari in metropolitana, né sugli autobus e neppure nei supermercati. Poi è arrivato il Covid-19, successivamente i Dpcm – i decreti del Presidente del Consiglio – per arginare l’emergenza sanitaria e con essi il lockdown. Mascherine, guanti, tute e occhiali all’inizio dell’epidemia sono state pressoché introvabili, merce rara anche negli ospedali, nelle corsie, tra i lavoratori e le lavoratrici dei servizi dichiarati essenziali. Ci sono volute donazioni da altri Paesi, acquisti della Protezione civile, la riconversione della produzione delle aziende per superare le criticità. Soltanto adesso, con la seconda fase alle porte – quella che testerà la convivenza col virus – i Dpi non scarseggiano più come prima. Ma per chi da mesi lotta contro il Covid-19 c’è in atto una straordinaria gara di solidarietà, una staffetta quotidiana per rifornire medici e infermieri degli strumenti di equipaggiamento necessari per evitare il contagio da nuovo coronavirus. A questa corsa partecipano associazioni di volontariato, di categoria, cittadini, forze sociali. Anche la Uil sta fornendo il suo contributo. E’ di oggi infatti l’iniziativa della camera sindacale di Latina che prevede la consegna di visiere protettive in quattro ospedali del territorio pontino.








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