C’è un modo per togliere «benzina» al tumore. La ricerca degli atenei di Pavia

Apr 21, 2020

di Redazione
I tumori sono pericolosi poiché crescono in modo incontrollato e disordinato: li spinge un metabolismo modificato rispetto a quello delle cellule normali. Il metabolismo, infatti, è il motore che dà l’energia alle cellule per ogni attività. Per colpire un tumore in modo selettivo si può quindi provare a bloccare un metabolismo alterato, come quello delle cellule tumorali: in altre parole, si prova a togliere al tumore il carburante per crescere. È necessario però comprendere in maniera precisa quali siano gli elementi che controllano in modo specifico il metabolismo tumorale e lo differenziano da quello delle cellule sane. Ebbene,  c’è chi ha identificato uno di questi componenti, la proteina TRAP1, che si attiva nelle cellule tumorali e ne modula la capacita’ di utilizzare le risorse energetiche. A metterla a fuoco è stato uno studio dei gruppi di ricerca coordinati da Giorgio Colombo, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia, e Andrea Rasola, del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, composti da Carlos Sanchez-Martin, Elisabetta Moroni, Mariarosaria Ferraro, Claudio Laquatra, Giuseppe Cannino, Ionica Masgras, Alessandro Negro e Paolo Quadrelli. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista «Cell Reports».  Si è riusciti ad analizzare via computer la struttura e la dinamica di TRAP1, e a studiare come i microscopici movimenti della proteina ne determinano la funzione.
«La ricerca ha consentito di svelare una porzione di TRAP1 che può ospitare un gruppo di molecole in grado di interferire con il movimento della proteina stessa, inibendone l’attività – ha spiegato Colombo – Le molecole funzionano come i blocchi meccanici di un motore: si inseriscono tra le parti in movimento e le arrestano o le rallentano». «Abbiamo dimostrato che tali molecole sono in grado di bloccare la crescita di cellule tumorali, in particolare di cellule maligne derivate da pazienti con la neurofibromatosi di tipo 1- ha aggiunto Rasola – una sindrome genetica che predispone all’insorgenza di tumori. Lo studio apre quindi la possibilità al futuro utilizzo di queste molecole come base per lo sviluppo di innovativi approcci antineoplastici».
Il progetto è stato reso possibile dal sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e dal Neurofibromatosis Therapeutic Acceleration Program della Johns Hopkins University di Baltimora, ma anche di associazioni di pazienti come la padovana Linfa (Lottiamo insieme contro le neurofibromatosi) e Piano for Life Onlus.

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