Lettera di un padre alla figlia ai tempi del lockdown per Coronavirus

Apr 6, 2020

Da Praga arriva alla nostra redazione una lettera che Sandro ha scritto alla figlia. Una lettera con la richiesta di pubblicizzare la campagna #SaluteDirittoUniversale, promossa su chance.org. Pubblichiamo queste righe piene di umanità e di amore. Nella speranza che questa emergenza sanitaria mondiale insegni che in ogni angolo del mondo tutti - grandi e piccoli, ricchi, meno ricchi e poveri - abbiano il diritto a una vita degna. E che si riscopra ciò che è davvero essenziale
di Redazione

Questa la pagina Facebook dell’iniziativa. E link il per firmare la petizione La salute è un diritto universale al di sopra del profitto.

Oggi non ce l’hai fatta più dopo tanti giorni passati in casa mi hai guardato e mi hai detto che dovevamo uscire a tutti i costi, perché fuori c’è la primavera, e dovevamo portarcene almeno un po’ a casa. Mi basta un’occhiata per capire quando hai ragione, e tu lo sai benissimo. Allora ti ho detto che saremmo usciti per poco, e solo se ti facevi mettere la mascherina. Dopo pochi secondi eri già pronta davanti alla porta, che cantavi tenendo in mano un sacchetto dove mettere la primavera.

Arrivati al parco ho però visto che ti sforzavi di nascondere la delusione, perché alla primavera quest’anno mancano i bambini, le grida, le corse, le ginocchia sbucciate, i palloni che volano. Il parco era silenzioso oggi. Ma tu hai iniziato comunque a raccogliere i fiori e i rametti, e ogni tanto ti tiravi su la mascherina, facendo attenzione a non toccarti gli occhi, come hanno detto alla televisione. E mentre ti guardavo da lontano ho dovuto nascondermi dietro a un albero per non farti vedere che piangevo. Piangevo perché mi hai chiesto quando potremo tornare a uscire e io ti ho risposto che lo avremmo potuto fare presto, ma in realtà avrei dovuto dirti che non lo so e che questo mi fa sentire completamente impotente.

Ti avrei dovuto dire che a volte i grandi non sanno proprio niente, anche se fanno finta di sapere tutto. Che ci sono cose da cui neanche i papà possono proteggere i figli. Piangevo, perché capisco che siamo fortunati, perché anche in un periodo difficile abbiamo una casa dove rifugiarci, abbiamo da mangiare, dei giochi da fare assieme.  Ma ci sono milioni di papà che amano i propri figli come io amo te, ma non possono dare loro niente di tutto questo. E mi rendo conto di quanto questo possa essere terribile da sopportare. Nella sua vita papà ha tentato di cambiare le cose e di aiutare gli altri come poteva, ma deve essere onesto e ammettere che non gli è riuscito. Assieme a tanti amici ha parlato, ha organizzato manifestazioni, ha girato il mondo, ha sperato. Ma la tua generazione si troverà di fronte a dei pericoli e delle sfide davvero grandi e difficili. E tutto questo non siamo riusciti a evitarlo. Nonostante tutti i nostri buoni propositi, non ci siamo riusciti. Abbiamo provato a fare del nostro meglio, ma nonostante questo ci siamo lasciati dividere, ci siamo fatti vincere dalla tentazione di adattarci alla situazione, ci siamo fatti corrompere dalle lusinghe e spaventare dalle minacce, proprio come quelli che criticavamo.

Volevamo un mondo diverso, però ci siamo messi a competere tra noi, e a volte quel piccolo potere che avevamo sugli altri ci ha fatti diventare meschini e arroganti. Credere di avere la verità in pugno ci ha fatto giudicare gli altri anziché ascoltarli. Misurare i risultati ci ha fatto perdere di vista le nostre utopie. E piano piano, senza che ce ne accorgessimo, la rassegnazione ha fatto un nido nei nostri cuori. Mentre mi asciugavo le lacrime ti ho vista che tornavi verso di me e mi sorridevi e questo mi è bastato per capire che, nonostante tutto, niente è perduto. Così, quando mi hai chiesto perché avevo gli occhi bagnati, ho fatto finta di niente e ti ho risposto che un moscerino mi era entrato nell’occhio ma che ora era volato via.

Ma da come mi stringevi la mano mentre ritornavamo, mi hai fatto sentire che si può capire anche senza sapere. E abbiamo camminato in silenzio fino a casa. Ma era un silenzio diverso da quello che c’era quando siamo usciti. Mentre mi tenevi la mano ho capito che siamo ancora qui, e finché saremo qui abbiamo sempre la possibilità di cambiare, di rimediare ai nostri errori e di fare meglio. Possiamo riscattare tutto ciò che di bello abbiamo fatto e con umiltà metterlo al servizio delle nuove generazioni. La tua manina che stringeva la mia mi ha fatto capire che c’è ancora speranza. Abbiamo ancora tanto da insegnare, e tanto da imparare. E anche se non lo sai, questo me lo hai fatto capire proprio tu. Oggi. E così siamo rientrati pieni di fiori. E la primavera è entrata a casa.

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