Coronavius, l’Unhcr intensifica le misure di prevenzione tra i rifugiati

di Giancarlo Narosi
Coronavirus Unhcr«La risposta globale all’epidemia da Covid-19 deve includere e concentrarsi sulle esigenze di ogni singolo individuo, compresi quanti sono costretti a fuggire dalle proprie case. Tra chi è in questa condizione, le persone anziane sono in condizione di particolare vulnerabilità».  Lo dice l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) in occasione del lancio del primo appello per rispondere alla crisi in corso (Covid-19 appeal). L’Agenzia vuole raccogliere con urgenza una cifra iniziale di 33milioni di dollari da destinare al rafforzamento delle attività di preparazione, prevenzione e risposta, che mirano a soddisfare le immediate esigenze di salute pubblica dei rifugiati dovute al diffondersi dell’epidemia da Covid-19.
«Allo stato attuale e sulla base delle prove a nostra disposizione – fa sapere  Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati – non sono stati registrati casi di infezione tra rifugiati e richiedenti asilo. Tuttavia, il virus può contagiare chiunque ed è responsabilità di noi tutti assicurare che la risposta mondiale includa ogni singolo individuo. Assicurare accesso incondizionato ai servizi di assistenza sanitaria, anche ai membri della comunità più emarginati, rappresenta il modo migliore di proteggere la salute di tutti noi. A chiunque, compresi rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni, deve essere garantito l’accesso alle strutture e ai servizi sanitari».
Oltre 70 milioni di persone nel mondo sono state costrette a fuggire dalle proprie case a causa di persecuzioni, conflitti, violenze e violazioni di diritti umani. Di queste, più di 20 milioni sono rifugiati, dei quali l’84% è  attualmente accolto da nazioni a basso o medio reddito che dispongono di sistemi di assistenza medica, approvvigionamento idrico e servizi igienico sanitari meno efficienti. Attualmente, l’Unhcr sta rafforzando, su scala mondiale, le misure di preparazione, prevenzione e risposta all’epidemia da Covid-19. La salute e il benessere di rifugiati e operatori umanitari impegnati per assisterli in oltre 130 Paesi sono obiettivi essenziali di tali sforzi. L’epidemia rappresenta una sfida globale, da affrontare assicurando solidarietà e cooperazione su scala internazionale. Ed è per questo che l’Agenzia rivolge un appello agli Stati affinché assicurino che i diritti  di queste persone continuino a essere rispettati. «Allo stato attuale – ricorda l’Unhcr – sono oltre cento i Paesi che hanno registrato al loro interno casi di trasmissione del virus Covid-19. Di questi, 34 accolgono popolazioni di rifugiati che superano le 20mila unità e che, al momento, risultano non contagiati dal virus. In tali contesti, prevenzione, preparazione e comunicazione sono fondamentali».
«Le operazioni dell’Unhcr stanno contribuendo agli sforzi complessivi delle Nazioni Unite e allo stesso tempo valutando la capacità dei propri partner nel campo della sanità pubblica di assicurare una risposta, nell’eventualità che l’epidemia colpisca campi o insediamenti di rifugiati e sfollati interni – conclude l’Unhcr – Consapevole dell’importanza di comunicare informazioni tempestive, precise e rilevanti, si sta rafforzando le comunicazioni con le comunità di rifugiati e sfollati interni, con particolare riguardo per le misure igieniche e sanitarie. I materiali utilizzati sono adeguati alle esigenze linguistiche e culturali locali. Infine, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati si sta occupando di ulteriori criticità quali l’accesso adeguato all’acqua potabile, lo smaltimento dei rifiuti e la disponibilità di sapone all’interno delle strutture sanitarie, negli alloggi collettivi e nella comunità in generale, nonché della formazione di personale capace di assicurare il controllo dei livelli di infezione all’interno dei centri medici».

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