Crescono le donne nei consigli di amministrazione. Ma non troppo

Feb 21, 2020

Il dati sono contenuti nel rapporto dell’Osservatorio Cerved Fondazione Bellisario realizzato con la collaborazione dell’Inps
di Silvia Morini
Cresce il numero delle donne nei consigli di amministrazione delle aziende. Sale fino a rappresentare più di un terzo del totale. Accadeva nel 2017 con la piena attuazione della legge Golfo-Mosca, che prevede appunro una soglia minima del 20 per cento di donne nei Cda delle aziende. Ma lo scorso anno il trend ha rallentato. È ciò che emerge dalla presentazione al Senato dell’Osservatorio Cerved-Fondazione Bellisario 2020 in collaborazione con l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale. «I dati dimostrano che l’applicazione delle norme ha permesso un salto in avanti nella presenza di donne, ma purtroppo non ha ancora promosso cambiamenti profondi nel nostro sistema economico. L’analisi indica che le quote non sono state sufficienti a riequilibrare la presenza di donne nelle posizioni di vertice e a più alto reddito, né a ridurre i divari salariali», commenta Andrea Mignanelli, Amministratore Delegato di Cerved Group S.p.A., un gruppo con sede a San Donato Milanese che opera come agenzia di informazioni commerciali. «La legge ha prodotto risultati straordinari, tanto che il Parlamento ha deciso di reiterarla alzando l’asticella al 40%, ma servono più donne nei ruoli esecutivi per dirigere il cambiamento verso condizioni di parità e quindi sostenibilità del sistema Italia» afferma la Presidente della Fondazione Marisa Bellisario, Lella Golfo.

L’Italia è il 76esimo Paese per disparità di genere sui 149 censiti, agli ultimi posti tra gli Stati più avanzati. Rispetto al 2006 ha guadagnato una posizione grazie all’introduzione delle quote di genere nella composizione delle liste elettorali, ma negli altri ambiti ha evidenziato chiari peggioramenti. Inoltre in Italia è occupato il 56,2% delle donne tra i 15 e 64 anni contro il 75,1% degli uomini. Oltre la metà delle aziende con ricavi superiori ai 10 milioni di euro e un CdA di almeno due membri, ha nel board solo uomini.

Sono stati confrontati gli effetti sulle lavoratrici delle società quotate con quelli relativi alle lavoratrici di un campione gemello di società non quotate. Solo il gruppo delle quotate ha aumentato la percentuale di donne nei Cda, per effetto delle nuove norme. Dunque, le quote non hanno favorito la presenza femminile né tra le posizioni apicali delle aziende né tra le occupazioni a più elevato reddito. Nelle società a controllo pubblico la presenza delle donne nei Consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali è aumentato di quasi 3.000 unità, ma senza superare la quota di un terzo. «Assolutamente non una è sconfitta, con questa legge 1.286 donne si sono sedute nei CdA, ma se questo Paese vuole cambiare, le donne devono sedersi dove si decidono la politica e l’economia» afferma Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario. «I numeri ci dicono che le quote stabilite con la legge Golfo-Mosca sono misure necessarie, ma non sufficienti.» sottolinea infine Guido Romano, responsabile ufficio studi di Cerved.

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