Il Coronavirus potrebbe uccide l’economia della Capitale

Feb 11, 2020

di Maria Teresa Cinanni

Sono oltre 25 mila i cinesi stabilmente residenti nella nostra regione, circa settemila gli imprenditori e oltre 1,3 milioni le presenze turistiche nel Lazio lo scorso anno, ovvero circa il 6% del totale dei turisti stranieri. Turisti che lo scorso anno sono aumentati del 2,5% rispetto al 2018 e che nel 98% dei casi hanno fatto tappa nella Capitale che rappresenta la città europea più ambita, dopo Parigi, e la meta più gettonata in Italia insieme a Venezia e Firenze. Un turismo quello cinese che è cresciuto del 17% negli ultimi dieci anni e che sarebbe dovuto aumentare ulteriormente durante l’anno in corso per via di accordi siglati tra alcuni comuni italiani, i principali aeroporti nazionali e le maggiori agenzie di viaggio cinesi. La Uil del Lazio e l’Eures hanno stimato che le misure restrittive adottate, sia pur necessarie, comporteranno per il turismo della Capitale mancati introiti di 1,2 milioni di euro al giorno, ovvero 35 milioni in un mese e 425 su scala annua. Il calo dell’affluenza turistica avrebbe un forte impatto anche in ambito occupazionale: il crollo della domanda turistica cinese nella Capitale metterebbe infatti a rischio 10 mila posti di lavoro, con effetti devastanti sulla già fragile situazione occupazionale di Roma.

«Calo di cui certo non abbiamo bisogno – ha commentato il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica – soprattutto in un anno in cui sono già stati persi 5 mila posti di lavoro e decine di aziende hanno dichiarato lo stato di crisi. Bene quindi la prevenzione, ma il costo dell’allarmismo rischia di generare un’ulteriore regressione culturale e di frenare la crescita di un settore a forte intensità di lavoro che soltanto negli ultimi anni ha recuperato le perdite dei lunghi anni della crisi».

 

Nel 2019 i residenti di nazionalità cinese risultano in forte crescita, con un incremento nel Lazio dell’1,8% rispetto al 2018 e addirittura del 22% rispetto al 2015. Sebbene Roma sia la provincia più gettonata, è Rieti a registrare l’aumento percentuale più elevato lo scorso anno (+15%). I cittadini di nazionalità cinese rappresentano oggi l’8,4% del totale nazionale e il 3,7% del totale degli stranieri regolarmente residenti nella regione, rappresentando così la seconda comunità asiatica più presente nel Lazio, dopo i filippini, e la quinta in assoluto tra i residenti stranieri (la prima continua a essere quella rumena). Sono invece oltre 11 mila, secondo l’INPS, i residenti di nazionalità cinese che lavorano regolarmente nel Lazio, nel 55,8% dei casi si tratta di lavoratori dipendenti, mentre ben 4.777 sono i titolari di imprese artigiane e commerciali (imprese di pulizie e trasporti, parrucchieri, sartorie). Un’occupazione, quella cinese, che nell’ultimo quinquennio ha registrato una crescita del 16,8%, determinata sia dai lavoratori dipendenti (+22,8%) sia dagli autonomi (+9,8%), che compensano la forte riduzione dei lavoratori domestici.

Particolarmente interessante è la loro presenza nel panorama dell’imprenditoria romana. Nel 2018 (ultimi dati disponibili) erano 6.926 gli imprenditori cinesi nella Capitale, con un incremento di circa 1.000 unità sul 2014 (+16,3%), collocandosi in terza posizione in termini di numerosità, dietro ai bengalesi e ai rumeni. A far la parte del leone è il settore della ristorazione dove si collocano al primo posto tra i lavoratori stranieri sul territorio capitolino e con le loro 1.290 imprese registrate arrivano a rappresentare il 18% del totale. In costante ascesa anche la presenza nel commercio (3.767 imprenditori) dove, tra le comunità straniere, sono secondi soltanto ai bengalesi.

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