Nel Lazio persi più di quattromila posti di lavoro

Gen 30, 2020

Edilizia, municipalizzate, grande distribuzione, banche. Esuberi e licenziamenti sono all'ordine del giorno. L'allarme di Uil Lazio
di Maria Teresa Cinanni

Sono più di 4.000 i posti di lavoro persi a Roma e nel Lazio nell’ultimo anno. Una perdita che si va a sommare al crollo degli investimenti pubblici (-16,2% contro un -3% a livello nazionale) e privati, al rincorrersi di politiche a breve termine, alla crisi e alle delocalizzazioni di grandi aziende, a un’occupazione sempre più precaria e a basso costo. Basti pensare che il 36,6% dei contratti attivati lo scorso anno è stato di un solo giorno e che negli ultimi 5 anni le retribuzioni medie del settore privato sono aumentate di appena l’1%, pari a soli 5 euro di mensili. E’ la Uil del Lazio a lanciare l’allarme. La situazione sembra non risparmiare alcun settore: dall’edilizia, alle municipalizzate, alla grande distribuzione, all’agroalimentare, alla vigilanza privata, ai settori assicurativo e del credito che un tempo rappresentavano più di altri una certezza per i lavoratori. Ma il lavoro in banca da tempo ha smesso di garantire un’occupazione sicura, affermano i dipendenti di grandi gruppi come UniCredit, Bnl, Intesa San Paolo, alle prese tutti con ristrutturazioni interne, esodi volontari ed esuberi su larga scala. Oltre 1.000 i lavoratori bancari licenziati nella nostra regione e più di cento le filiali già chiuse. Numeri destinati ad aumentare notevolmente con il piano strategico Team 2023 di UniCredit che prevede oltre 7 mila tagli a livello nazionale.

Almeno altri mille nel Lazio sono quanti hanno perso il lavoro nel settore della grande distribuzione: Unicoop Tirreno (145 esuberi), Autogrill Termini (22 gestiti in solidarietà), La Cart (27 esuberi), Carrefour Iper (78), Auchan- Conad (3 mila esuberi a livello nazionale, di cui oltre il 20% nella nostra regione). Non va meglio per gli istituti di vigilanza: Metronotte 69 esuberi, Securpol 228 lavoratori in cassa integrazione straordinaria senza certezza di ricollocazione. Sorte simile per grandi marchi come Opel che solo a Roma ha mandato a casa 52 dipendenti o Western Union con 42 esuberi. La lista è ancora lunga purtroppo. E comprende anche gruppi internazionali come Astaldi SPA che conta 200 dipendenti su Roma e oltre 10 mila nel mondo, Condotte SPA, in amministrazione straordinaria da fine 2018 (100 dipendenti nella Capitale e 2000 nel mondo), Pavimental SPA che ha dato il via alla cassa integrazione straordinaria per i suoi 1000 lavoratori complessivi (di cui 100 a Roma), Spea Engineering spa, attualmente in fase di riorganizzazione societaria con circa 200 posti di lavoro a rischio tra Roma e Fiumicino (800 in totale). Aziende queste ultime appartenenti tutte a un settore, quello edile, già in forte sofferenza da anni per una crisi che dal 2008 a oggi ha visto perdere 6 mila posti di lavoro, soprattutto tra le piccole imprese. E, rimanendo nell’edilizia, sono fortemente a rischio i 500 addetti del distretto estrattivo di Tivoli- Guidonia che da circa due anni è in controversia con il comune di Guidonia per cavilli amministrativi relativi ad autorizzazioni e proroghe per la prosecuzione dell’attività. A questi si aggiungono i 600 lavoratori coinvolti nel prolungamento della linea metropolitana fino a piazza Venezia. Prolungamento che fino a un mese fa era in discussione, tanto da aver aperto la cassa integrazione per tutti i dipendenti, in attesa della ripresa dei lavori.

E se edilizia e grande distribuzione sembrano fare la parte del leone in questa classifica al ribasso, anche il mondo dell’agroalimentare ha visto chiudere aziende storiche come Granarolo che ha trasferito la produzione a Bologna e messo in cassa integrazione 25 dipendenti, Sammontana i cui 96 lavoratori sono attualmente in cassa straordinaria, Icafood (Crick crok) con 110 dipendenti in cassa ordinaria. Esuberi ed uscite incentivate, invece, per 15 lavoratori della cantina Fontana di Papa e per 30 dipendenti della Fiorucci. A rischio anche i 129 lavoratori di Lazio Ambiente SPA, società della Regione Lazio, che stanno protestando in questi giorni per la mancanza di certezze sul proprio futuro e che dal prossimo mese potrebbero rimanere senza stipendio. Cui si aggiungono 122 esuberi della Corden Pharma di Sermoneta e, sempre nell’area pontina, a Cisterna di Latina, la Sicamb spa, un’azienda aeronautica che ha chiesto lo stato di crisi. Anche il mondo editoriale non fa meglio. Askanews dichiara 21 esuberi, l’Unità e il Velino rispettivamente 20 e 15 licenziamenti e Mediaset ha proceduto con il trasferimento di 23 dipendenti dalla sede di Roma a quella di Milano.

 

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