sabato, 18 Gennaio

Fermiamo la piaga del bracconaggio. L’appello delle associazioni ambientaliste


Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu Birdlife Italia, Wwf Italia chiedono al governo azioni concrete e risolutive

di Francesca Lici

«E’ giunto il momento di cambiare la legge affinché il bracconaggio, tra le emergenze ambientali del Paese, sia perseguito con i mezzi e le norme adeguate e infine sconfitto. Governo, maggioranza e Parlamento agiscano rapidamente, anche in attuazione di quanto stabilito dalla Conferenza Stato Regioni». Lo dichiarano Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia alla vigilia del vertice di maggioranza, in programma il 10 gennaio, che servirà ad attivare il nuovo Collegato ambientale, il quale conterrà anche le misure del Piano d’azione contro il bracconaggio sugli uccelli selvatici. «Ci rivolgiamo al Governo, chiedendo che inserisca tutte le proposte del Piano Antibracconaggio nel Collegato ambientale e che valuti anche l’ipotesi di avvalersi di uno strumento legislativo più rapido al fine di garantire una loro tempestiva approvazione – dicono le associazioni ambientaliste – Facciamo inoltre appello alle forze di maggioranza che parteciperanno al vertice, affinché da subito sostengano attivamente le proposte di modifica, così come ci appelliamo all’intero Parlamento, perché la lotta a questa piaga nazionale, che danneggia la natura e scredita il Paese, sia un impegno politico e morale di tutti».

«Il Piano d’azione è stato approvato dalla Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome a seguito di un intenso lavoro istituzionale – spiegano Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia – Varie azioni di campo previste dal Piano sono già in atto ma ora è necessario che questo fondamentale strumento di tutela della biodiversità sia reso pienamente operativo anche sotto il profilo dell’adeguamento normativo e di un reale turnover del personale di vigilanza venatoria degli enti di area vasta, mutilato negli ultimi anni da blocchi dei concorsi, pensionamenti e trasferimenti forzosi». Adesso serve la conversione in delitto per i reati di bracconaggio compiuti nelle aree protette, per le attività di caccia esercitate fuori dal periodo consentito, per l’abbattimento di specie particolarmente protette come aquile e falchi nonché per il traffico illegale di uccelli.

«E’ quindi necessario – concludono le associazioni – introdurre una disposizione normativa che chiarisca che la vigilanza venatoria è estesa anche alle Regioni, oltre che alle Province e alle Città Metropolitane, così da rimuovere gli ostacoli allo svolgimento delle attività di vigilanza. In Italia, nonostante il grande impegno di forze dell’ordine e associazioni, il bracconaggio continua a rappresentare una vera e propria piaga per la fauna selvatica.  Solo negli ultimi mesi si sono registrati abbattimenti di specie di altissimo valore conservazionistico quali capovaccaio, ibis eremita, aquila di Bonelli, lanario, per non parlare degli enormi traffici di uccelli da richiamo scoperti grazie alle recenti operazioni condotte dai Carabinieri forestali e dal Corpo Forestale di Trento. E’ fondamentale compiere un vero e proprio salto di livello, operativo e normativo che è esattamente l’obiettivo perseguito dal Piano d’azione».

 

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