«L’abisso» del Mediterraneo vince il premio Ubu per il teatro

Dic 26, 2019

L'opera di Davide Enia si distingue per «la potenza, la poesia e l’umanità» con cui racconta l'odissea degli sbarchi a Lampedusa
di Maria Teresa Cinanni

E’ andato a Davide Enia il premio «Migliore nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica» della quarantaduesima edizione del prestigioso premio UBU per il teatro. Un riconoscimento ottenuto grazie «alla potenza, alla poesia e all’umanità» con cui lo scrittore e drammaturgo palermitano è riuscito a narrare e interpretare l’odissea degli sbarchi nel Mediterraneo nell’opera L’abisso, tratta dal suo romanzo «Appunti per un naufragio» , in tournee in molti teatri italiani. Un racconto in prima persona in cui si intrecciano le vicissitudini dei migranti, lo strazio degli sbarchi e la vita personale e famigliare di Enia, che diviene di volta in volta testimone di morte ma anche della vitalità con cui i soccorritori si precipitano tra le onde e protagonista egli stesso sia dello strazio di chi approda a Lampedusa sia di un mutato rapporto col padre che il silenzio e l’oppressione dell’isola riescono in qualche modo a recuperare. 

Il peso di ciò che vede Enia, quando assiste in prima persona a uno sbarco, è straziante. Lo vede anche negli occhi e nel fascio di nervi che attraversa i corpi di tutte le persone dell’isola con cui parla. Ciò di cui loro sono testimoni è qualcosa che scardina la normalità della vita, tutti sembrano sotto shock, come chi va in guerra: i corpi appaiono deformati dall’acqua marina e oramai irriconoscibili. Su ogni singola donna (viva o morta) vengono trovati segni di stupro; spesso chi riesce ad attraccare, aspetta sul molo un’imbarcazione che non arriverà mai, in cui c’erano mogli, figli, amici: famiglie distrutte. Poi c’è la fatica di chi trae in salvo questi disperati: soccorritori che devono decidere in frazioni di secondo chi salvare e chi no, perché il mare non perdona e se sbagli una mossa, t’inghiotte per sempre. Molte volte, è anche una questione di tempo: un’ora in più o in meno in mare equivale a perdere o salvarsi la vita. E l’orrore si ripete da più di vent’anni nell’isola, tanto da gettare qualsiasi persona coinvolta in un abisso esistenziale. Quell’abisso da cui trae origine il titolo dell’opera.

Una recitazione eccelsa quella di Enia, soprattutto considerando che si tratta di un monologo che prosegue ininterrottamente per settanta minuti, inframmezzato soltanto dalle musiche di Giulio Barocchieri, musiche che sanno di nenia e litanie della Sicilia. Una recitazione in cui il pathos del narrato si intreccia con il potere catartico della dolcezza degli incontri con gli amici, con il padre, con lo zio Beppe malato di leucemia. Ma chi è Davide Enia? Classe 1974, Enia è drammaturgo, attore e romanziere palermitano. Assieme ad altri grandi attori come Ascanio Celestini e Marco Paolini è un esponente del cosiddetto teatro di narrazione, ovvero quella forma di messa in scena minimale in cui l’attore domina il palcoscenico con un monologo narrativo, spesso accompagnato da qualche musicista.

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