Da Ellen MacArthur a Greta Thunberg. Le ambientaliste del 2019

Nov 6, 2019

Il Ranking della World Organization For International Relations (Woir) premia le giovani attiviste e riconosce il ruolo della donna nella transizione energetica. Cinque le candidate alla medaglia Woir al servizio della pace
di Francesca Lici

Non è un caso se ci sono delle donne – da Ellen MacArthur a Greta Thunberg – a guidare l’azione contro il «climate change» per la sopravvivenza del nostro pianeta e della nostra specie. Ecco allora che tra le potenziali candidate a ricevere la Medaglia Woir al Servizio della Pace ci sono cinque giovani più attive del 2019.  La World Organization for International Relations – fondata nel 1978 per iniziativa di Emilia Lordi-Jantus – già funzionaria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) e del Programma Alimentare Mondiale (Wfp), per contribuire in maniera indipendente allo sviluppo e all’applicazione delle Relazioni Internazionali e a preservare così l’armonia nel mondo, ha elaborato -parallelamente al ranking delle stelle più solari di Hollywood – una graduatoria delle 5 giovani attiviste più attive sui social, perché secondo World Organization for International Relations la speranza per l’ambiente e per le nuove generazioni è tutta incentrata sulle donne.

Al primo posto nel ranking delle attiviste della World Organization for International Relations si posiziona Manuela Barón, per metà statunitense e per metà colombiana, che si è particolarmente impegnata a promuovere – su Instagram e YouTube – una vita a minimo impatto ambientale e un’etica zero rifiuti. «Prima di comprare nuovi oggetti sostenibili, usa tutto ciò che hai già – che sia o non sia bio – perché rivedere le nostre abitudini di acquisto significa ridurre i rifiuti: la cosa più sostenibile che puoi fare con gli oggetti non ecologici che hai in casa è usarli» sostiene Manuela. Al secondo posto troviamo invece la ventiduenne londinese Elizabeth Farrell, che ha sviluppato una «coscienza ambientalista» a partire da un progetto scolastico sui ghiacciai, pubblicando foto dei suoi look ambientati in panorami artici. Ha inoltre collaborato alla campagna Save The Arctic di Vivienne Westwood e da allora è stata consacrata erede della stilista britannica ecopunk che fin dal 1971 – anno in cui aprì il suo primo negozio al 430 di King’s Road – è in prima linea per ridurre le emissioni di anidride carbonica, primissima a denunciare il problema del riscaldamento globale e dei catastrofici problemi ambientali che ne sarebbero derivati. In terza posizione si colloca la svedese Greta Thunberg, oggi sedicenne, diventata proprio il simbolo dell’odierna battaglia ambientale. Quarta, la ventottenne Imogen Lucas, di Londra, fondatrice del Low Impact Movement, volto a ridurre al minimo i rifiuti. Immy, come la chiamano gli amici, si batte per uno stile di vita minimalista, etico, vegano e soprattutto a basso spreco. Segue, in quinta posizione un’altra inglese, Tolmeia Gregory, che ha appena 19 anni e che da quando ne aveva 11 gestisce il blog sulla moda etica Tolly Dolly Posh. Tolly si autodefinisce «attivista di moda etica e sostenibile con lo scopo di promuovere una maggiore consapevolezza di ciò che si sceglie di indossare».

«In tutto il mondo il movimento che vuole fermare il cambiamento climatico a salvaguardia del nostro pianeta è guidato da teenager e giovani ragazze che a volte non hanno neanche l’età per votare ma sentono di poter fare la differenza nelle scelte che possono influenzare pesantemente il loro destino» commenta Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, presidente e segretario generale della World Organization for International Relations. «Greta Thunberg, ma anche Ellen MacArthur con il suo obiettivo di accelerare il passaggio ad un’economia circolare rigenerativa – dice Giorgio Mottironi, Special Assistant to the Secretary General for Environmental and Scientific Affairs – sono due esempi omogenei, coerenti ed irriducibili – e per di più all’antitesi- di quanto possa essere una visione della società, e quindi in grado di organizzare in modo omogeneo il composto intermedio ovvero noi stessi e la nostra società». Il futuro del pianeta si tinge di rosa. «In natura le società più resilienti ai cambiamenti, quelle più organizzate ed efficaci, quelle più cooperanti e cooperative, sono proprio quelle matriarcali, come accade per le api, le vespe, le formiche, gli elefanti e le orche: insieme si organizzano per affrontare le difficoltà e nell’esemplare femmina identificano il fulcro, la guida e la speranza per le generazioni successive» conclude Giorgio Mottironi.

 

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