L’edilizia nel Lazio tra cantieri fermi e lavoratori irregolari

Ott 23, 2019

Il trenta per cento non è in regola. Un numero superiore alla media nazionale e di altri settori a rischio come agricoltura e servizi
di Ma. Te. Ci.

Aumentano i lavoratori edili irregolari nel Lazio. Circa il 30 per cento non è a norma. Un dato superiore questo non solo alla media nazionale (16%) ma anche ad altri settori considerati a rischio, come l’agricoltura  (21%) e i servizi (18%). Irregolarità che nell’ultimo quinquennio hanno registrato un incremento pari ad oltre il 14% e che portano il numero degli irregolari da 35 mila nel 2013 a 40 mila lo scorso anno. Di questi 17 mila sarebbero completamente in nero. Almeno stando ai dati ufficiali del ministero del Lavoro, perché i numeri sono in realtà ben più elevati. Questo quanto emerge dal dossier realizzato dalla Uil del Lazio, dalla Feneal di Roma e del Lazio e dall’istituto di Ricerca Eures, in occasione del convegno “per Roma e l’edilizia un altro anno sprecato! A quando la svolta?”, organizzato dalla Feneal Uil.

Al lavoro nero e irregolare sono strettamente connessi infortuni e morti sul lavoro. Nel solo 2017 sono stati denunciati all’Inail 2.311 incidenti sul lavoro su scala regionale, di cui 1.738 localizzati nel territorio metropolitano di Roma. Erano 13 invece i lavoratori che hanno perso la vita (9 solo a Roma) nel 2017. E sette solo da gennaio a settembre di quest’anno. Numeri che, a differenza del contesto nazionale dove si evidenzia una contrazione, non si discostano molto dagli anni precedenti.

“Si parla di morti bianche perché non vengono utilizzate armi, eppure i responsabili ci sono – ha commentato il segretario generale della Feneal Uil del Lazio, Agostino Calcagno – Sono tutti coloro che finora non hanno agito per evitare questo massacro. L’uso sempre più disinvolto di contratti di lavoro precari e il ricorso al subappalto hanno incrementato gli incidenti mortali.  Non si può continuare ad ignorare la diffusione di forme contrattuali che nulla hanno a che fare con il lavoro svolto nel cantiere. C’è bisogno di un patto vero tra Governo, sindacati e associazioni datoriali che affronti tutti i nodi, le omissioni, gli errori e i ritardi accumulati negli anni”. Ai problemi strettamente connessi alla sicurezza si aggiunge una crisi che attanaglia da anni questo settore che, nonostante la ripresa economica osservata su alcuni fronti, continua a mantenere una certa difficoltà di ripresa. Soprattutto nella nostra regione dove le opere infrastrutturali sono oramai ferme, così come il numero delle imprese. Nell’ultimo anno nel Lazio, infatti, si osserva una situazione di sostanziale stabilità e anche Roma registra risultati piuttosto stabili, con quasi 65 mila imprese registrate, ma attive solo una piccola parte. Un risultato  ascrivibile soprattutto alla debolezza degli investimenti infrastrutturali – sia pubblici che privati – che frena la domanda del settore e non consente alle imprese di mantenere adeguati spazi di mercato.

L’occupazione inoltre continua a risentire della pesante battuta d’arresto degli anni della crisi, anche se nei primi sei mesi del 2019 si rileva un’inversione di rotta, registrando un incremento del 2%, determinato soprattutto dalla città metropolitana di Roma. Un segnale sicuramente positivo che però non riesce a compensare le perdite occupazionali registrate negli anni precedenti: in un’ottica di medio periodo, infatti, continua a segnalarsi un decremento del 5,9% nel Lazio e una variazione pari al -7,2% nell’area metropolitana di Roma.

 

 

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